mercoledì 26 dicembre 2012

martedì 27 novembre 2012

Gli Esami Non Finiscono Mai?

La domanda è questa: fino a che età si continua a sognare di essere ancora tra i banchi delle superiori?


(china e pennello)

lunedì 19 novembre 2012

Go Home!

Per andare al mare, prima della costruzione della Firenze-Pisa-Livorno bisognava passare dalla strada che fiancheggia la base americana di Camp Darby. La cosa che mi affascinava di quel luogo consisteva nella consapevolezza che oltre quella rete e il filo spinato non ti trovavi più nella provincia pisana, neanche in italia. Eri direttamente in America. Era, ed è ancora oggi, territorio statunitense. E dalla rete fitta potevi vedere la gente che giocava a baseball e beveva Dr. Pepper. Vedevi anche i carri armati e altri mezzi super equipaggiati, come nei film. E poi c'era la strada che una volta divideva la provincia di Pisa da quella di Livorno e che ora segnava l'improbabile confine tra Pisa e l'America e che ad un certo punto si infilava nella pineta mediterranea dividendola in due. E in quel lungo tratto il contrasto era fortissimo, da un lato il bosco fitto e impenetrabile, rovi, rifiuti, ruote di motorini abbandonate, sull'altro lato, ma dietro il filo spinato, l'ordine militare del sottobosco e dei sentieri.
Facevo quel tratto di strada appiccicato al finestrino con la speranza, per niente vana, di vedere pascolare i daini, americani naturalmente.
Anni dopo mi sono ritrovato più volte davanti a quella rete ad invocarne la rimozione, a chiedere lo smantellamento di questo retrovia strategico di tutte le guerre americane passate e future, la chiusura di questa base che nessuno sa cosa contiene e che fa passare armi ogni giorno sopra le nostre teste. Sempre con la pineta impenetrabile e i motorini abbandonati alle spalle.
Ma ormai la base è lì ed è come se ci fosse sempre stata. Nel dopoguerra Camp Darby doveva servire per il ritiro delle truppe e il rimpatrio dei soldati. Poi doveva contrastare il blocco sovietico negli anni della guerra fredda... e ora? Se non serve per le guerre a cosa serve? Non ditemi che sono rimasti per creare una zona cuscinetto nel conflitto secolare tra pisani e livornesi. Ora che stanno per unire le due provincie non hanno proprio più nessuna ragione per restare ancora.
Go Home!
Questo disegno è stato fatto con scampoli di matite e pennarelli finiti, roba avanzata dall'astuccio delle elementari che ho ritrovato in garage, roba di quando pensavo ancora che la cocacola all'amarena fosse una figata.




sabato 3 novembre 2012

domenica 21 ottobre 2012

L'ora della Tavoletta!


E' ancora troppo presto per sporcare casa nuova con gli oli o gli acrilici e allora mi sono comprato una tavoletta grafica. Devo ammettere che lavorare con la tavoletta è per me un casino, soprattutto gestire la penna digitale, "dipingere" su una superficie e seguire quello che succede da un'altra parte. Ma la prima prova è stata molto divertente, soprattutto scoprirsi d'istinto a pulire la penna digitale ai pantaloni. Nota positiva: non c'è da pulire niente e si può lavorare con i vestiti buoni.


 

(Prima prova con tavoletta grafica)

giovedì 27 settembre 2012

Dalla Parte dell'Orata.

E' stato quando il dentista mi ha messo i punti dopo l'estrazione dell'ottavo superiore sinistro e tirato il filo che ho capito cosa vuol dire... stare dalla parte dell'orata.


Acquerello su carta per fotocopie.

giovedì 20 settembre 2012

Prelievo

In banca mi hanno dato un opuscolo che diceva più o meno così: paga i tuoi acquisti con la tua carta, puoi vincere un viaggio a New York, vivi giornate da sogno in una vacanza a 5 stelle. Una Limousine ti porterà all'albergo, poi cena al Red Rooster ecc...
Vi mostro come partecipare:


China e pennello

giovedì 6 settembre 2012

Allergia


Effetto dei bachini per la pesca sui miei occhi... perchè? PERCHE'? PERCHEEEE'??


(acquerello)

venerdì 31 agosto 2012

Chiedi alla Polvere 2

Non mi perderò più con il mio nuovo navigatore!...


(Dito su polvere del lunotto posteriore)

martedì 28 agosto 2012

Io Faverei, Tu Faveresti, Ella Toperebbe




Arrivava in paese tutto lustrato e via con i racconti delle sue gesta erotiche: quella l’ho presa di ‘osì, con quell’arta ancora ci sono andato proprio per fagli un piacè (“si dice per farle, ghiozzo che un sei artro”, pensavo aggrappandomi alla grammatica per sentirmi un po’ migliore), quell’artra era un mese che mi rompeva i ‘oglioni e ora vedrai la voglia gli è passata (“gli è? Ma come è possibile!). E io appoggiato al muro del circolino Arci a fare la cariatide, perché mi sentivo come se stesse per cascarmi addosso tutto il palazzo. Io, che per uscire con una ragazza dovevo litigarci per almeno due giorni.
Insomma, il tipo tutto fiero schioccava le dita e le ragazze gli saltavano addosso, ma se lo guardavi bene negli occhi sembrava quasi che il piacere più grosso lo provasse nel raccontarlo. Si, lo raccontava con le mani e con il bacino, gli occhi fuori e la mascella disgiunta in avanti. Aveva un racconto così sterile che pareva andasse a letto con le ragazze solo per il gusto di sentire il sapore della sigaretta una volta finito, per il gusto di essere quello che, spenta la sigaretta se ne andava senza dare spiegazioni. A giudicare dalle aspirate che dava ai marlborini il vero orgasmo doveva risiedere proprio lì, nel fumare. In pratica il suo piacere non stava tanto nel trombare ma, paradosso dell’edonismo, nel gusto di fare crepare d’invidia tutti gli amici al bar.
“Vuoi trombanne tante anche te come lui? Deh, un ci vor nulla, raccontalo anche te!” mi disse una sera un ometto tutto grinzoso che teneva il ponche con due dita con la leggerezza di chi ne ha maneggiati davvero parecchi.. “Ma ri’ordati, ti puoi creà anche una fama, ma se poi ti rimane la fame un ti serve a nulla..”. Io lo guardavo zitto e con gli occhi spalancati continuando a bere dal bicchiere già vuoto da un po’.     “Se non la chiedete non ve la dannooo…” continuava l’omìno mentre guardavo gli scurini di legno del finestrone del bar immaginandolo morbido abbastanza da inciderci sopra le sacre leggi come Mosè.. “…è questa la ‘osa fondamentale che un volete capì, cane della berva ladra!”. “..E poi studiate, studiate, studiate che se acquisite un bon uso della dialettica basta avè du’ cazzate da raccontà e ‘r gioco è fatto, o perlomeno un ci fate la figura der ghiozzo come luilì che chiacchera di cicchini da mezzora”.
“Studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” mi ripetevo mentalmente reduce da una recente lettura di Gramsci.
“E se un ve la danno un vi scoraggiate, pesa meno un rifiuto der rimorso d’un averla nemmeno chiesta”.
“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso” pensavo mentre immaginavo l’omìno bere i ponche al rum con il Che e Fidèl sulla Sierra Maestra.
“Fammi vedè se hai ‘apito quarcosa” disse Grinza di punto in bianco. “T’ho visto che mi seguivi nei discorsi, ma ora è arrivato ir momento di mettili subito ‘n prati’a. Operativi diocane!” “Vai da quella ragazzina, che vi vedo sempre ‘he vi guardate e che ruzzate insieme come i deficienti ...e chiedigliela”.
“Oimmei” pensai, “così dal nulla?”. Ma non potevo certo deluderlo, proprio ora che, senza concedermi nessuna replica, si era nascosto dietro il mezzobusto di Lenin a guardare la scena con un ponche nuovo in mano.
Presi un altro vino al bancone, due sorsi per farmi coraggio e via a sedere davanti alla ragazza... secondi d’interminabile silenzio... bevo e faccio finta di avere la bocca troppo impegnata dalla degustazione del vino per potere dire qualcosa… interminabile silenzio… l’omìno scuote il capo e abbassa lo sguardo… silenzio ancora… l’omìno sta per girarsi dall’altra parte quand’ecco che sente delle parole. La tipa aveva preso in mano la situazione e guardandomi con l’aria un po’ sfavata tipica della metà degli anni novanta disse ”Oh, allora? Perché mi guardi e non favelli?”.
A volte anche la Storia ha bisogno di una spinta mi sussurrava il Lenin di bronzo fuso alle mie spalle. Posai il bicchiere e guardandola dritta negli occhi sentenziai “IO FAVEREI ANCHE, MA SEI TE CHE NON TOPI”.
L’omìno accennò un sorriso grinzoso e alzò il ponche al cielo in segno di approvazione.

sabato 2 giugno 2012

Picciona (Birdwatching).

Dal prossimo mese mi trasferisco, cambio casa e cambio paese, mi auguro tante cose e le auguro anche a te, picciona che hai fatto il nido sulla mia finestra. Che i nuovi inquilini siano clementi con te e la tua famiglia.
Te lo dico, non mi è mai stata simpatica la tua stirpe, anzi... se vi guardo per bene mi fate anche un pò schifo... se ti ho lasciata stare lì con le tue due uova è perchè hai trasformato la finestra del mio ingresso nel monitor di una tv che trasmette ventiquattro ore su ventiquattro un documentario sui piccioni. E i documentari li guardo sempre volentieri.


(acquerello)


lunedì 21 maggio 2012

...Lo Diede Ai Suoi Discepoli E Disse...

Mio cugino, che sta per aprire un negozio di prodotti per chi ha intolleranze alimentari (presso la Galleria Aringhieri a Ponsacco), mi ha chiesto un dipinto per il negozio... Simone, ora sono incasinato ma non me lo sono dimenticato, poi ti chiamo e ci vediamo... intanto beccati questo... è arte sacra!

(pennarello nero)

giovedì 3 maggio 2012

Imparerò A Farti...


Potrei dire che ho ritagliato l'immagine perchè so che non ami apparire sulla rete, che l'ho ritagliata per una questione di privacy. Potrei anche dire che questa è la dimensione reale del disegno e che ho semplicemente scelto una inquadratura figa per fare il figo. Invece mi è venuto un occhio più basso dell'altro e per correggerlo l'ho peggiorato ancora di più: sono stato costretto a tagliarlo. Imparerò a farti.

acquerello su carta per fotocopie (don't try at home).

mercoledì 18 aprile 2012

La Casa è di Chi L'Abita.



La Colonna sonora di questo mini dipintino è la sigla del Tg2 delle 20 e trenta che esce dalla finestra. Negli altri appartamenti probabilmente stanno guardando i pacchi sul primo. Giù in strada non ci è dato di saperlo ma pare non ci sia nessuno. 

Olio su cartone di più o meno 7x7 cm...


martedì 27 marzo 2012

giovedì 1 marzo 2012

Non Disegnate Alle Poste!

Una storia fresca fresca di questa mattina all'ufficio postale...
Nell'attesa che si smaltisse la fila per pagare le varie bollette, mi sono messo a disegnare, con la famosa penna Bic legata al tavolo con lo spago, su di una di quelle fotocopie che pubblicizzano i prestiti veloci e che abbondano sempre più in tutti i luoghi pubblici. Disegnare è la cosa che mi fa scorrere velocemente il tempo e, con un occhio sul foglio e uno sul signore che mi precedeva, sono arrivato al mio turno quasi senza accorgermene. Alla cassa, aspettando le ricevute noto che il
brusio dentro l'ufficio cessa di colpo e voltandomi vedo sulla porta due carabinieri che osservano proprio me. E infatti era proprio me che volevano. Attraverso la stanza silenziosa e il carabiniere che teneva la porta aperta mi invita a seguirlo fuori.
Fuori mi chiedono di mostrare i documenti e tutto quello che avevo preso dentro la Posta. Io consegno le ricevute del gas e dell'acqua, e il saldo della postepay che avevo richiesto, ma non cercavano quello. Cercavano il foglietto con il disegno. Lo avevo ancora in tasca solo perché non avevo avuto ancora il tempo di buttarlo, come di solito faccio. Naturalmente mi è
venuto da ridere. Non so da chi sia partita la segnalazione, se dall'ufficio postale stesso o da qualche doveroso cittadino, ma quando mi son sentito dire che ero sospettato di fare uno schizzo dell'ufficio postale, per magari progettare chissà quale colpo, davvero non ce l'ho fatta a non ridere..
Forse questo, e dico forse, poteva accadere cinquanta anni fa, forse addirittura ai tempi della banda dell'anarchico Bonnot, ma oggi scattare foto o addirittura fare riprese all'interno di un ufficio postale è un giochetto da tutti, basta far finta di telefonare o inviare un sms. Entrare e fare uno schizzo è una roba romantica, una roba da romanzo. Dentro all'ufficio postale si staranno tutti ancora chiedendo perché io sia uscito fuori accompagnato dai carabinieri. Tutti tranne uno. E' lui l'ultimo vero
romantico.

il disegno fatto con la Bic è questo qui sotto. Non è male per essere stato fatto velocemente e con una penna legata allo spago, me lo hanno detto i carabinieri. :)

(penna Bic legata allo spago su depliant "prestito veloce")

Aggiornamento dell'ultim'ora ahahahah!:

mercoledì 29 febbraio 2012

Il Metodo Stanislavskij.

Come tutti i giorni entrai con la macchina in garage guidando con la parte destra del cervello senza vedere, parcheggiata là in fondo, la cariola del muratore.
Erano ormai mesi che quel muratore doveva venire per dei lavori al solaio e ormai avevo perso la speranza. Lo sappiam tutti come sono i muratori, stai ad attenderli per giorni e non vedi l'ora che arrivino e poi, una volta arrivati, non vedi l'ora che se ne vadano via di nuovo.
Insomma, la cariola stava accanto alla parete in fondo al garage, con i manici rivolti verso di me, ignari che a breve avrebbero scoperto com'è fatto l'interno del motore di una Ford Fiesta.
Fumo per la stanza e liquidi colorati sul pavimento.
Il danno era ingente ma lo scaltro meccanico mi combinò un finto incidente infilandomi con carte false in un tamponamento realmente avvenuto qualche giorno prima. A me non sarebbe rimasto che pagare l'aumento per il passaggio di classe e, facendo una rapida analisi mentale costi-benefici, la cosa sembrava essere piuttosto vantaggiosa.
Tutto questo però aveva un costo extra, ovvero portare il c.i.d. (constatazione amichevole d'incidente N.d.a.) all'assicuratore e naturalmente raccontargli la dinamica dell'incidente.
Inventare una cazzata ad un assicuratore, persona notoriamente sospettosa, mi aveva creato una certa ansia, credo simile a quella che assale un attore a pochi giorni dalla prima. Decisi così che avrei imparato alla perfezione la parte con l'ausilio dell'abusato metodo Stanislavskij.

Tutto ciò che non è rivissuto resta inerte, meccanico ed inespressivo.

"Pontedera, zona cimitero. Dopo il tramonto. Nuova viabilità e nuovo centro commerciale sono sinonimi di traffico e rallentamenti. Piove fortissimo. Si sente il giornale radio di popolare network che parla di allarme maltempo per tutto il centro-nord. L'auto davanti alla mia frena improvvisamente e si vede la mia faccia illuminata dal rosso degli stop. Inquadratura del piede che schiaccia il pedale del freno. Telecamera di nuovo su di me, occhi chiusi, luce bianca sparata in faccia e rumore di frenata. Quando entra il rumore dell'urto l'immagine sullo schermo è già tutta nera. Poi solo nero e rumore di pioggia.
In pochi secondi mi accorgo che non mi sono fatto niente ed esco dall'auto. La macchina da presa effettua un campo lungo con tutte e tre le vetture coinvolte nel sinistro. Anche lo sportello della Peugeot che ho tamponato si sta aprendo ed esce, pallida in volto per lo spavento, una ragazza bellissima con i capelli neri. Ci guardiamo per lunghi secondi senza dire niente per dar tempo alla pioggia di bagnarci in ogni parte. Le auto che ci passano accanto e illuminano ad intermittenza i volti sembrano silenziose tanto è forte il rumore della pioggia. "Sicura che non ti sei fatta niente?", "Si...si, sicura... anzi scusami..", "Scusami tu, sarei dovuto stare più distante...", "..è che anche la macchina davanti alla mia ha frenato e...", "ma stai tremando, dai entriamo in macchina..".
La nostra constatazione amorosa d'incidente viene interrotta da una voce fuori campo poco lontana. Campo lungo. Silhouette di un uomo con l'ombrello che si avvicina verso di noi. E' appena sceso dal Mercedes bianco, la terza macchina coinvolta nell'incidente. I fari delle auto di passaggio mostrano un signore distinto e ben vestito, con un portamento quasi ottocentesco. Dice: "Fortuna che stiamo tutti bene, forza, andiamo in un posto riparato e guardiamo come stanno messe le nostre auto... e lasciamo perdere i pubblici uffuciali che fanno solo perdere un sacco di tempo".
Io in primissimo piano che incrocio gli occhi della ragazza. Lei mi sorride. Ancora non avevamo guardato i danni alle autovetture e qui una musica fa capire allo spettatore che tra noi è nata un'intesa che non finirà con quell'acquazzone.
Parcheggio coperto del centro commerciale, telecamera sul suolo, le tre auto che arrivano tutte in fila. L'altoparlante annuncia le offerte speciali della settimana mentre noi tre ci scambiamo dati e documenti, uniche persone ferme tra tutte le comparse indaffarate con i carrelli e le buste. Inquadratura dall'alto, il modulo c.i.d. appoggiato sul cofano della Peugeot, ben visibile allo spettatore il mio pennarellino Staedtler punta finissima che scorre sembra pagato."

Un momento, questa cosa non è plausibile. Il c.i.d sul cofano non va bene. Il cofano dovrebbe essere bagnato per la pioggia... vabbè, lo avevo assciugato con la pelle che tengo sempre in macchina...

"Iniziamo  a riempire il modulo e le nostre descrizioni dei danni subiti fanno da didascalia alla carrellata di immagini sui vari paraurti divelti, fanali rotti ecc... Soggettiva della ragazza su di me che dico, sotto una luce al neon che mi rende davvero interessante: "Secondo l'assurda regola del tamponamento a catena la colpa del sinistro ricadrà tutta su di me". Inquadratura della mano che firma il modulo. Il signore della Mercedes, dopo aver apposto anche la sua firma, fatto i complimenti per la scorrevolezza dello Staedtler e aver detto che io e la ragazza mora formiamo proprio una bella coppia, ci propone un invito a cena nella sua casa immersa nella campagna pisana. Noi arrossiamo solo un poco e accettiamo l'invito. Un po' per cortesia, un po' per rivederci nuovamente. Ma forse l'uomo aveva già intuito...".
Fine.
La sceneggiatura era pronta, non restava che imparare la parte alla perfezione e affrontare l'assicuratore. Passai giorni a ripetere il tutto e ad aggiungere sempre più dettagli per far sembrare il racconto il più reale possibile.


Uscii dall'ufficio dell'assicuratore deluso, non si era tanto dilungato in domande particolareggiate e a me era rimasta una gran voglia di dimostrare le mie capacità attoriali. Unico momento rilevante della conversazione fu quando l'assicuratore mi chiese se fossi sicuro che la ragazza non avesse intenzione di denunciare un colpo di frusta: "Sai come funziona, dapprima non c'è nessun dolore, poi una volta che la parte si raffredda... e comunque ci sono diversi soldi di risarcimento..".  Gli risposi arrabbiato che ero sicuro, più che sicuro, che la ragazza della Peugeot non avrebbe mai dichiarato il falso. Non lei. Poco importava se era solo un personaggio di una sceneggiatura truffaldina, io l'amavo e anche lei mi amava.
Dopo quasi un mese ho ripreso la macchina, sembra nuova. Il problema è che, ogni volta che  mi metto alla guida di notte, l'incidente mi torna alla mente e vengo preso dal terrore. Ogni volta che piove vedo ruote troppo lisce per far attrito con l'asfalto, auto che ruotano come i dervisci di Battiato e lamiere che si accartocciano su se stesse. Sono rimasto traumatizzato da un incidente che non ho mai fatto, alla faccia del metodo Stanislavskij.

(penna nera)


giovedì 23 febbraio 2012

Le Mie Converse Blu


Oltre alla manualità diamo spazio anche alla piedualità (o podolità?)

(acrilico e carta di giornale su faesite, 40x50)

giovedì 9 febbraio 2012

Previsioni Meteo

Sono paurosamente attratto da tutti quei fenomeni catastrofici tipo fiumi in piena fino all'orlo che trascinano con se di tutto, fortunali improvvisi che sradicano gli alberi, fulmini, tifoni, mari imberviti, vortici, fiumi e fossi ghiacciati e naturalmente le nevicate abbondanti che paralizzano tutto, stroncano i pini e, allo stesso tempo però, stendono un velo pietoso sulle tante brutture dell'uomo resettando il paesaggio.
E allora domani uscirò con il mio cappotto imbottito elegante preso agli sconti del 70% per vedere il mio paese vestito da sposa, zittito dalla neve. E camminerò dove voglio perchè marciapiedi e carreggiata saranno una sola cosa. Leccherò un pò di neve dalle piante e, con gli stivaletti Decatlon via alla ricerca di spazi da sverginare con i piedi. Prenderò anche la macchina per provare la paura di restare bloccato e dirò a tutti quanto sono contento certo di farli incazzare. Poi magari cascherò anche in un fosso e batterò la bazza ma non sentirò nessun dolore perchè la neve mi piace davvero.
Ho dei bei ricordi magici legati alla neve come quando da bimbetto ci infilai il braccio e lo estrassi senza più il mio Pop Swatch. Lo cercai per un pò, come gli spiccioli nella sabbia, ma niente. Aspettai il disgelo ma del Pop Swatch nessuna traccia, era sparito. E' magica la neve...
E' tutto qui. La neve è una gomma che cancella tutto e tutto, per un po', è un foglio bianco da ridisegnare e colorare.
Purtroppo mister seccamerde ci riporterà alla realtà già da domenica e purtroppo banche, borse, petrolio, governi tecnici non sono il mio Pop Swatch 1985.

A michele

Il disefgno lo metterò più avanti, son di fretta...

lunedì 2 gennaio 2012

Il Pupazzetto Che Vive Nella Libreria


Legge un pò di tutto, ma per riposare preferisce mimetizzarsi tra le biografie dei pittori. Si sente più al sicuro...