venerdì 11 dicembre 2015

Pontedera 1914.

Sabato 12 Dicembre esce il fumetto "Pontedera 1914: l'intrigo gamboni". Una storia Di Paolo Costagli con i disegni fatti da me.
Sul finire del 1914 a Pontedera , a causa della guerra, dilaga la disoccupazione e sulle piazze si fronteggiano gli agitatori interventisti e i socialisti per la pace. Un misterioso assassino uccide un beneamato industriale delle fornaci . Le indagini , sullo sfondo del drammatico scontro sociale , si susseguono in un alternarsi di colpi di scena mai definitivi per arrivare alla soluzione finale.
Dalla recensione di Mario Mannucci su QUI NEWS VALDERA: " (...) Le chiavi di lettura e di godibilità del libro sceneggiato da Paolo Costagli, disegnato da Massimo Bernacchi con Alessandro Remorini a curare il 'lettering' e stampato da Bandecchi & Vivaldi sono una mezza dozzina e più. Quella del giallo con l'assassino da scoprire può essere la prima, ma soltanto 'inter pares', ovvero insieme alle altre. Fra le quali la riscoperta innanzitutto fisica della Pontedera di un secolo fa attraverso le vignette ispirate alle cartoline di allora, la scoperta dei personaggi di fantasia che portano a pontederesi dei nostri giorni, la scoperta del significato dei nomi e quella dei personaggi reali di allora, come il futuro presidente della repubblica Giovanni Gronchi. E ancora: le dinamiche politiche di allora che sempre più confluiscono nei due filoni, neutralisti-pacifisti da una parte e interventisti dall'altra nei confronti della imminente Grande Guerra dove moriranno quasi 300 pontederesi. Dall'omicidio parte comunque tutto perché porta gli investigatori, pubblici e privati, a chiedersi se l'imprenditore Gamboni sia stato ammazzato perché 'padrone' o perché padrone umanitario che voleva costruire case per gli operai che in tal modo diventavano meno rivoluzionari. O magari perché la moglie Valentina piaceva a un altro. L'opera è leggibile in mezzora ma ci si può e ci si deve tornar sopra per sviscerane tutti i risvolti, sospesi tra realtà ne fantasia. Un libro da non perdere per chi conosce e ama da sempre o si appresta, per età o altro motivo, a conoscere e amare Pontedera col suo passato e il suo presente."
Qui sotto due tavole in anteprima: 






sabato 17 ottobre 2015

Storia di Abraham.

Abraham l'ho comprato a MediaWorld,  è un piccolo stereo economico che uso lavorando, con la pittura acrilica secca tra i tasti e l'antenna spezzata. Il volume aumenta soltanto e per abbassare devi staccare la spina. Per spegnerlo è lo stesso, devi staccare la spina dal muro e lui continua a trasmettere ancora per alcuni lunghi secondi. Questa cosa del continuare a parlare senza alimentazione ogni volta mi sorprende e ogni volta mi ricorda la morte dell'Abraham di The Walking Dead, il fumetto non la serie tv, che, trafitto alla testa da un dardo, continua a parlare come se niente fosse successo per alcuni lunghi secondi. Prima di cadere a terra.

(Lapis Ikea. Zombie listen music)


venerdì 2 ottobre 2015

Storia di Abdallah.

Abdallah è stato il mio primo dentista, le sue otturazioni all'amalgama di mercurio sono ancora lì dopo milioni di morsi e il ricordo dei suoi perfetti ed efficaci apparecchi odontoiatrici è ancora vivo nella mia generazione.
Ricordo nella sua sala di aspetto una vetrinetta con una piccola collezione di vecchi strumenti di lavoro, di quando i dentisti non erano ancora medici ma artigiani e l'odontofobia si diffondeva a macchia d'olio tra la gente. Di primo acchito poteva sembrare una scelta infelice quella di tenere all'ingresso dello studio questa piccola succursale del museo delle torture ma invece alla fine ti scoprivi confortato dalla fortuna di essere nato in questi tempi.

Abdallah è il primo nome nella rubrica del mio cellulare e, con i telefoni a tasti dello scorso decennio, era anche il primo (ed unico) ad essere chiamato quando accidentalmente partivano le telefonate.
Ricordo di notti seduto a leggere sul letto, con il telefono in tasca e una voce lontana che ripeteva: "pronto!......pronto!". In auto...  Sugli scalini in paese.. "pronto!....". Alle tre o alle quattro di notte: "pronto!... prontooo!"
Ricordo che certe volte quella voce mi metteva paura. perché non la aspettavo.  E io che non ho mai avuto il coraggio di rispondere mi sentivo in colpa. Certe volte, prima di addormentarmi, pensavo: "domani mattina lo chiamo e spiego tutto. Capirà Abdallah..". Ma non l'ho mai fatto.

Non ho mai avuto paura del dentista, forse però lui ha avuto paura di me.



Dopo un po' di tempo ebbi la geniale idea di registrare in rubrica il nome Aaa seguito da un numero inesistente.

giovedì 13 agosto 2015

L'eccezione

Prendiamo la matita, facciamo un respiro profondo e iniziamo a guardare il soggetto da ritrarre.
Quasi subito ci accorgiamo che davanti non abbiamo più un individuo, ma due occhi, un naso, una bocca, dei capelli.. vabbè non è detto, i capelli non sempre...  due orecchie e via dicendo. Tutti sono uguali davanti agli occhi del ritrattista, non esiste genere, colore, credo. Solo un essere umano da codificare.
Ma è nel continuo scambio tra foglio e volto, nel continuo viavai degli occhi tra noi e il soggetto che avviene il passaggio successivo. Naso bocca labbra orecchie scompaiono, si annullano alla vista per mutare in distanze tra punti, trasformarsi in spazi vuoti, linee curve, figure geometriche basilari dove riconoscere un qualsiasi elemento umano, in tutta quella geometria, diventa difficile se non impossibile.
In quel momento ci arriva la conferma che non solo tutti gli uomini sono uguali, ma sono molto di più. Tutti gli uomini sono belli, bellissimi, sono armonia, sono la proporzione divina. Il brutto è confinato altrove.
Questa cosa dovrebbe valere anche per i luoghi, per gli scorci di paesaggi. Spiegatemi perchè Pontedera è l'eccezione che conferma la regola.



sabato 24 gennaio 2015

No ai pennelli sintetici

E' un po' di tempo che non aggiorno il blog, precisamente da quando ho scoperto una cosa che mi ha turbato non poco. Sapete che i pennelli con il pelo sintetico vengono prodotti usando i vecchi peluche che improvvisamente e misteriosamente scompaiono dagli affetti di ogni bambino? Aiutatemi in questa campagna e usate i pennarelli che sono cruelty free. Ciao.




martedì 23 settembre 2014

Succede

"Poi princìpi a regolatti
e pian pianino a organizzatti
finché giungi a Pontedera
più o meno verso sera
e correndo meno lesto
te n'accorgi che ‘un c'è furia
perché ormai ir dislivello
l'hai cormato dar ruscello."

  
"Bello r mi Arno, I Gatti Mézzi"

Ero a pescare al mare, come al solito non sono riuscito a prendere niente di buono. Neanche niente di cattivo a dire il vero, soltanto sole e vento salato. Lorenzo ha preso un ghiozzo gigante che ha rilasciato dopo un intervento chirurgico di vari minuti, troppi. Quando lo abbiamo rimesso in acqua non c'era più niente da fare, è rimasto in superficie immobile. Succede.
Tornato a casa ho visto l'Arno dal ponte. I pesci erano tutti morti, decine, centinaia di pesci gonfi e immobili trascinati dalla corrente. Ancora non si sanno le cause di questa morìa improvvisa ma i tecnici dell'Arpat ci tranquillizzano dai giornali. "Succede" dicono...



Acquerello

domenica 20 luglio 2014

La Rissa

Una rissa sotto casa in piena notte tra ventenni alterati. Cazzi loro se non fosse che il telefono segna quattro ore e trentanove minuti alla sveglia.
Non va bene. Non va bene soprattutto perché dalle accuse reciproche che i quattro si scambiano si capisce che la questione è una di quelle cose da poter risolvere davanti a un cappuccino e un cornetto alla crema. Una rottura gratuita in piena notte.
Complice il sonno mi affaccio sul terrazzo facendo capire ai ragazzi, con l'ausilio di una voce potente impastata dalla notte, come e quanto disturbo stavano arrecan... no, facendogli proprio capire quanto avessero rotto il cazzo, senza mezze parole.
Dopo aver concluso la sfuriata dicendo per la terza volta la parola cazzo, cala il silenzio. Anche l'assiuolo che accompagna le mie notti si è zittito. Anche la sirena di un allarme che stava suonando in lontananza.
Soddisfatto per aver placato una rissa senza neanche un graffio e per aver ottenuto quel che volevo torno a letto. L'assiulo riprende la sua litania. L'eco di un altro allarme riprende in lontananza colmando il vuoto della notte. Come quando ti avvicini al laghetto delle rane e tutte smettono di gracidare di colpo fino a che, la più temeraria, riprende timidamente il suo richiamo coinvolgendo una ad una tutte le altre, dimenticando che tu sei lì in silenzio che le osservi.
Anche i ragazzi per strada si lasciano coinvolgere dai rumori della notte e ripartono con le grida e gli spintoni. Non sanno che nell'ombra, qualche metro più su, c'è chi si è alzato di nuovo dal letto e li sta osservando, no, presi totalmente dal loro inutile diverbio non vedono i due occhi che emanano dal buio barbagli rossi di vendetta.

Dopo aver valutato con attenzione la stazza, l'età, l'aggressività, potenziali armi contundenti decido di vestirmi e scendere giù per risolvere la questione una volta per tutte. Conto fino a tre, arrivato a sette riempio d'aria i polmoni e imbocco le scale. Non ho paura, non sono ancora del tutto sveglio e credo di essere invulnerabile. Provo velocemente un paio di espressioni minacciose ed esco per strada con il diaframma pieno d'aria pronto ad emettere una voce convincente. Mentre vado verso di loro mi rendo conto che in effetti questa cosa di scendere in strada non è stata poi quella gran furbata, loro sono in quattro, sono arrabbiati, ubriachi.. ma ormai la cosa è fatta.
Richiamo la loro attenzione dicendo "Allora!" con una voce che non mi appartiene, con lo scopo di stabilire subito i ruoli e soprattutto con la speranza di  essere sentito e soccorso da qualche passante o vicino.
I quattro si guardano e si voltano a guardarmi, compatti e senza più nessuno screzio da risolvere si incamminano verso di me.
Devo fare proprio paura perchè non hanno più i petti gonfi che vedevo prima e uno di loro addirittura si porta le mani unite a preghiera davanti alla bocca, come per supplicarmi di non andare oltre, come per chiedermi la grazia.
Allora riprendo con la voce grossa ma il più alto mi interrompe, sempre con aria di supplica e impaurito, mentre gli altri si raccolgono nelle spalle e iniziano a guardare verso il terrazzo della mia camera.
"Fai piano.." mi dice uno loro. " fai piano perché prima si è affacciato uno arrabbiatissimo da quel terrazzo e se scende giù ci picchia tutti, andiamo tutti a letto".
"Si, andiamo tutti a letto" rispondo bisbigliando.

 China e acquerello (disegno che non c'entra niente ma questo avevo sotto mano)

lunedì 17 febbraio 2014

mercoledì 15 gennaio 2014

Smell Like Teen Fruit

Angolare con frutta su soffitto e Nirvana.



 

Ricordo benissimo quando al telegiornale delle 13:00 annunciarono la morte di Kurt Cobain. Stavo sdraiato sul divano guardando l'angolo bianco del soffitto, ascoltando la tv accesa nell'altra stanza.
Ci sono attimi che ti rimarranno impressi per tutta la vita, la porzione di soffitto sulla quale proiettavo le immagini mentali del frontman dei Nirvana che si pistolettava, era diventata l'ultimo video di Come as you are che il tg stava trasmettendo come accompagnamento al servizio.
A pensarci bene ero in quella posizione anche  per la morte di Freddie Mercury, per l'undici settembre 2001, per lo tsunami in Giappone, per... cazzo! Ho un problema con il divano.

martedì 10 dicembre 2013

Colazione al Bar


Al bar ho rifatto colazione, perchè un caffè non bastava per tirarsi su.
Il caffè sapeva di Sambuca:
un tiramisùicidio.

mercoledì 20 novembre 2013

Réclame

Approfitto per promuovere un altro mio blog. E' uno spazio che uso solitamente per lavoro, in assenza di un sito vero e proprio. Entrate pure da qui, non dalla porta che è dipinta sul muro...


domenica 10 novembre 2013

Love

Lasciare sul tavolo la colazione e un biglietto con un cuoricino può sembrare un gesto semplice e anche scontato. Ma lo si apprezzerebbe di più se fossimo a conoscenza di tutti gli studi preparatori che occorrono per arrivare a tale sintesi grafica.


(acrilico su carta)

domenica 3 novembre 2013

sabato 26 ottobre 2013

venerdì 4 ottobre 2013

Te lo Leggo Negli Occhi.


Ho le occhiaie da quando sono nato.
Interessa? No, immagino di no. Ma la cosa interessava invece i miei vecchi vicini di casa.

"Bimbo, ma te dormi la notte? guarda che occhiaie!"
Ero un bambino e capivo poco del mondo, ma qualche domanda iniziavo a farmela. Iniziavo a scoprire che tutto quello che avveniva intorno a me era dettato da delle leggi ben definite. Fisiche, chimiche, matematiche.. non importava; la natura aveva delle regole e si potevano riscontrare dentro ogni cosa. E allora contavo le ore di sonno e le relazionavo alla intensità delle occhiaie cercando di trovarci una costante K.

"Bimbo fa male farsi le seghine, guarda che occhiaie"
Le seghine. Io l'ho imparato quella volta cosa fossero le seghine, non so se mi spiego... anche se qualche anno dopo ci davo dentro parecchio.

"Bimbo, vacci piano con gli spinelli, guarda che occhiaie"
Gli spinelli. Per me era soltanto il nome sull'insegna di una ditta che vendeva lampadari. Poi qualche anno dopo credevo di essere Bob Marley e Peter Tosh messi insieme.

Neanche Nostadamus era riuscito nelle proprie profezie come i miei vicini di casa. Fortunatamente non mi hanno mai domandato se avessi preso un pugno in piena faccia. Resta il fatto che, per degli anni, tutte le volte che passavo dalla mia strada guardavo verso l'alto, guardavo le gronde, i cavi del telefono, i tetti e il cielo. Un po' per nascondere le mie occhiaie, un po' per paura.
La paura di sapere il futuro.
Ma io quelle occhiaie ce le avevo al naturale. Come il tonno della Coop.

Acrilico su carta

Nota a margine. Al mio paese esiste una mostra che vende lampadari dal nome "Spinelli lampadari". Lo slogan dello spot che mandavano in tv era questo "Quando tramonta il sole, accendi Spinelli!". 

mercoledì 28 agosto 2013

Alba Lungo il Viale di Platani.

Andare a pescare all'alba sul litorale pisano significa prima di tutto fare i conti con il popolo della notte che torna dai vari locali del lungomare. Lungo il viale di platani corone di fiori finti a ricordarti che forse era meglio rimanere a letto, che hai già schivato miracolosamente un paio di auto per andare a non pescare niente come al solito. Lungo il viale di platani le auto a quell'ora viaggiano imprevedibili e abbaglianti come i branchi di aguglie alla fine dell'estate. Sul viale di platani la segnaletica orizzontale non vale e puoi trovarti facilmente a non sapere più che pesci prendere ancora prima di arrivare agli scogli.


mercoledì 24 luglio 2013

Un Caffè


Molti dei locali del centro stanno chiudendo i battenti a causa della crisi. Nei pochi rimasti, a breve,  il livello culturale sarà cresciuto notevolmente. Camerieri, bariste, lavapiatti, commesse avranno come bagaglio almeno una laurea in lettere o filosofia. Capiterà spesso che la ragazza dietro al bancone del Bar Centrale inizi a parlare degli eteronimi di Pessoa mentre risciacqua le tazzine prima di passarle alla lavastoviglie. Io ascolterò in silenzio sorseggiando il mio caffè macchiato e facendo finta di capire, stupito di come sia possibile preparare una schiuma di latte così perfetta nonostante tutto il tempo speso dietro a una tesi in letteratura portoghese, io che credevo che nell’ambiente universitario si imparasse a fare il caffè rimettendo nella moka il caffè al posto dell'acqua.  Ma forse anche il macchiato della dottoressa in lettere saprà di citazione, forse sarà lo stesso caffè che preparavano in rua Garret nella Lisbona degli anni venti.
E il commesso della Sisley laureato in medicina si lamenterà dell'aria condizionata troppo alta accusando un'infiammazione a carico della mucosa, un restringimento degli osti con conseguente ristagno della stessa nei seni paranasali.

(acrilico su tela, 70x50) 

mercoledì 29 maggio 2013

Floreal Fallout.


Me ne andavo in giro per i campi come tutti i pomeriggi, dopo aver fatto la lezione in dieci minuti. Nell'erba alta esisteva qualcosa di misterioso che mi attraeva, era un po' come essere al mare, con il corpo che sparisce dal bacino in giù e la speranza che il prossimo passo non sia quello che ti faccia sprofondare in una buca. Ma lo conoscevo a mente quel fondale e, anche senza vederlo, mi muovevo con disinvoltura, con il pilota automatico.

 “Sistema di controllo automatico disinserito, ora dobbiamo procedere manualmente” (tradotto dal russo)*

 Ad ogni passo volava di tutto, tipulidi (zanzaroni), cavallette, pidocchi, grilli celesti, imenotteri e coleotteri che facevano rumore con le ali. Ma non mi faceva paura niente, andavo avanti con il sorriso come per salutarli e, in pace con il mondo, mi godevo quelle prime giornate di alta pressione.

“La pressione del vapore è scesa oltre i limiti consentiti, bisogna evitare lo spegnimento, capito? Evitare lo spegnimento!” *

Attraversato il campo arrivavo in una specie di grande prato dove di solito mi fermavo fino a sera osservando i girini e le salamandre nei fossi, svuotavo i ciliegi e mi torturavo mangiando le susine non ancora mature. Non era fame però, mi servivano i nòccioli da sputare il più lontano possibile così da battere il mio record personale...

“Il nòcciolo merda, il nòcciolo è esposto all’aria……..non ci credo.... non ci credo…” *

Quel giorno, prima di tornare a casa, mi fermai a raccogliere dei fiori di campo che mi tentavano ormai da un po' di tempo e, contento come può esserlo un bimbo di nove anni in un prato gli ultimi giorni d'aprile, confezionai un bel mazzo di viole, borragine e tarassachi da portare alla mia mamma...

“Mamma che casino, è la fine… la grafite…brucia tutto…è la fine” *

Quando entrai in casa con il mazzo di erbe e fiori mia mamma stava guardando il telegiornale delle otto. Alla vista dei fiori lei si arrabbiò e si spaventò, si arrabbiò e mi costrinse a buttarli. Ci rimasi malissimo, così male che per molti anni non ho più regalato fiori a nessuno, neanche quelli di plastica, neanche la camomilla in bustine.
Il nodo gordiano sta qui. Non è vero che non sia romantico, o tirchio. Non è vero che sia distratto o poco coinvolto.. il nocciolo della questione sta nel nocciolo di un reattore, il reattore numero quattro.
Era la primavera del 1986. Pochi giorni prima, nella centrale nucleare Vladimir Ilic Lenin (pace all'anima sua) di Chernobyl, orgoglio delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, un'esplosione al reattore numero quattro provocò la fuoriuscita di una nube radioattiva che contaminò tutta la zona circostante e gran parte dell'europa, arrivando, in maniera ridotta, anche nel pisano. Al telegiornale non si parlava che di fallout radiattivo e sconsigliavano, anzi vietavano, di mangiare verdure e di andare per campi, fosse anche soltanto per raccogliere qualche fiore.


(rosa fatta dal vero con l'acquerello presso l'orto botanico di Pisa, l'acquerello in alto invece è stato fatto guardando un libro di fiori)


giovedì 23 maggio 2013

I Don't Like The Doors!

La storia è breve e vecchia, ma la morte del tastierista dei Doors l'ha riaperta all'improvviso.
Avevo conosciuto quella ragazza in campeggio ed avevamo passato tre giorni a parlare, ognuno abbracciato alle proprie ginocchia, indifferenti alle alghe in putrefazione sulla spiaggia e ai fiorentini che ogni tanto sparivano tra le onde. Tre giorni a parlare di massimi sistemi, di politica, di musica e gruppi punk.
Lei era tedesca e parlavamo dell'Universo in inglese, con lei che sapeva tutti i verbi irregolari e io che i verbi li usavo tutti all'infinito roteando l'indice in avanti e in dietro per coniugarli al futuro o al passato.
Un mese dopo decisi di raggiungerla in Germania, sicuramente non per continuare il discorso sul perché i Dead Kennedys si fossero sciolti, ma, anche in quell'occasione, ripresi a parlare di massimi sistemi e gruppi punk finché una sera, al concerto dei Die Toten Hosen, mi interruppe con una voce stranamente calda che stonava con la sua faccina pulita di sedicenne: "Come on baby light my fire!".

Prima di darmi del deficiente provate a mettervi nei miei panni. Cosa avrei dovuto pensare dopo due giorni passati per concerti e negozi di dischi e bimbetti alternativi che parlavano di dischi?.

Infatti la guardai con degli occhi che sembravano dire "a me i Doors mi fanno un po' caà!" ma, moderato dal mio inglese scolastico, risposi con un semplice e chiaro "I don't like the Doors!".
Qualcosa tra noi si era rotto e io non mi davo pace. "Probabilmente sono il suo gruppo preferito" pensavo, " Deve essersi offesa, valli a capire i tedeschi!".
Soltanto dopo qualche ora, traducendo mentalmente quella cazzo di canzone, capii cosa fosse realmente successo. L'unica cosa che poteva placare il fuoco che sentivo dentro era lo sbattere la testa ripetutamente nello spigolo di plastica delle poltroncine del treno che mi riportava a Pisa.


Nel giro di poco smisi di ascoltare il punk, comprai la raccolta definitiva dei Doors e soprattuto mi ritrovai in Franco Battiato che mi cantava che "le occasioni perdute non ritornano mai" e che il giorno della fine l'inglese non mi sarebbe servito proprio a niente.

(matita su carta per fotocopie)


mercoledì 1 maggio 2013

Autoritratto con Sigaretta Elettronica

...non si conoscono gli effetti sul lungo termine ma intanto, al posto di quel sibilo che sentivo arrivare dalla zona dei bronchi, sento il rumore di un modem 56k analogico...


 (matite su carta ruvida)

mercoledì 24 aprile 2013

I Gatti di Pisa

Notte fonda. Piazza delle Vettovaglie, Borgo stretto e Lungarni...


..e poi verso Corso Italia...


..passando da piazza Garibaldi...




si fanno nuove amicizie e si vedono loschi movimenti.




(penna biro su carta per fotocopie)

sabato 6 aprile 2013

giovedì 28 febbraio 2013

Il Lustrascarpe

Ancora un dipinto con un paio di scarpe. Ci possiamo domandare molte cose sul significato di questo dipinto, ma non scervellatevi perchè in realtà ho un solo scopo preciso che prima o poi raggiungerò.
Sentirmi dire un giorno: "ma lei che fa, illustra scarpe?"


(acrilico su faesite)

martedì 19 febbraio 2013

Italia di Merda (Primo Approccio Alla Scultura).

Avrò avuto più o meno otto anni quando capii la forza enorme dell'arte, il suo essere universale e l'importanza che storicamente aveva avuto nel formare le menti e i valori identitari di un popolo come il nostro.
Stavo seduto sulla tazza del bagno quando, alzando leggermente la coscia per far filtrare un pò di luce, notai con patriottica meraviglia di aver riprodotto fedelmente la nostra penisola. Stava lì, su sfondo bianco, una perfetta italia di merda con tanto di promontorio del Gargano.
Bellissima e perfetta. Mancava soltanto la parte insulare.
Con non poco sacrificio e un'attenta calibrazione delle contrazioni rettali riuscii a creare un oggetto triangolare e a farlo cadere proprio nel punto esatto dove mancava la Sicilia, con una precisione da far invidia ad un topografo. Avevo esaurito le forze e il materiale per l'isola più bella ma non me ne vorranno gli indipendentisti sardi che da sempre sostengono che "sardigna no est itaglia!".
Quel giorno ero da solo in casa così decisi di non tirare l'acqua fino a quando qualcun'altro non avesse potuto gioire con me per quell'opera straordinaria e, nell'attesa, rimasi a intrattenere ad alta voce un pubblico immaginario illustrando cale e golfi, pianure e promontori.
Non avevo però fatto i conti con la forza di gravità e l'inclinazione delle pareti del wc così che, lentamente, tutta l'italia intera, cominciò a scivolare verso il basso. Fino a scomparire inghiottita da quella pozza d'acqua che, con gli occhi lucidi e un nodo nella gola, chiamavo ormai in maniera familiare "mare mediterraneo".
Passato il mio quarto d'ora di celebrità convenni che era giunto il momento di pulirsi, visto che fino ad ora avevo rimandato per non coprire l'opera con la carta alla maniera di Christo e Jeanne-Claude, così alla fine lasciai cadere sul pelo dell'acqua quel fazzoletto macchiato a lutto e tirai lo sciacquone, condannando così l'italia ad atlantidea fine.

Restai per qualche minuto ad osservare l'acqua limpida nella speranza che qualcosa o qualcuno fosse sopravvissuto.


mercoledì 23 gennaio 2013

L'uomo Delle Verdure

L'uomo delle verdure è già piazzato. non importa a quale ora ti alzi, possono essere anche le cinque del mattino. Lui è li. E' il primo a respirare l'aria del mattino. Vende cavoli, in questo perido, soprattutto cavoli e arance. Anche qualche pera, ma è onesto e non te le consiglia, però le tiene perchè sa che certe volte può prendere la voglia improvvisa della pera.
In questo periodo l'uomo delle verdure è un cavolfiore, chiuso, bello compatto, sodo e senza macchie, con il bavero del cappotto tirato su, lucido di ghiaccio e appiccicato al viso come le foglie esterne di un sano cavolo fresco.
Fuma, tra un cliente e l'altro, non per il gusto del tabacco  e neanche per colmare qualche buco vuoto, ma per bilanciare gli antiossidanti e quelle sostanze che favoriscono la rigenarazione dei tessuti. Perché, come dicevo prima, l'uomo delle verdure è onesto e ci tiene a dimostrare tutta la sua età.
Quando smonta il banco tutti gli uccelli della zona si ritrovano in piazza, prima che l'orario del divieto di sosta permetta il parcheggio delle auto, e banchettano, con gli scarti dei vegetali venduti... puoi vederli la mattina, se alzi la testa, che sono già tutti pronti sui tetti ad aspettare che l'uomo delle verdure faccia un segnale.
Questa mattina non si è presentato, non era mai successo da quando abito qui. Gli uccelli sono rimasti sui tetti fino al tramonto. Spero non abbia preso la peronospora. 
Ho comprato un cavolo e prima di cucinarlo l'ho vestito come lui, per rendergli omaggio.


(acquerello)

mercoledì 2 gennaio 2013

In Morte di P.S.

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, mi vedrai seduto
su la tua pietra, pennarel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentili anni, caduto.

Qualche sera fa, durante il suo servizio, è venuto a mancare il mio pennarello Stabilo nero. Da tempo ormai aveva perso quelle caratteristiche tipiche della gioventù dei pennarelli. Il suo potere coprente e l'intensità di nero avevano lasciato il posto a senili sfumature di grigio. Ma è stato in questo periodo che è riuscito a dare il meglio di se permettendo virtuosismi impossibili e impensabili ad un pennarello nuovo.
Questo sotto è l'ultimo viaggio intrapreso insieme. Abbiamo iniziato con un volto a caso che, con il passare dei minuti, si è trasformato nel becchino del cimitero dei pennarelli Stabilo: l'uomo che lo ha preso in consegna per accompagnarlo fino al cimitero.
Ciao P.S., grazie di tutto.


 (pennarello Sta.. sich!... pennarello Stabil.... sich! scusate... pennarello Stabilo nero su carta.)

mercoledì 26 dicembre 2012

martedì 27 novembre 2012

Gli Esami Non Finiscono Mai?

La domanda è questa: fino a che età si continua a sognare di essere ancora tra i banchi delle superiori?


(china e pennello)

lunedì 19 novembre 2012

Go Home!

Per andare al mare, prima della costruzione della Firenze-Pisa-Livorno bisognava passare dalla strada che fiancheggia la base americana di Camp Darby. La cosa che mi affascinava di quel luogo consisteva nella consapevolezza che oltre quella rete e il filo spinato non ti trovavi più nella provincia pisana, neanche in italia. Eri direttamente in America. Era, ed è ancora oggi, territorio statunitense. E dalla rete fitta potevi vedere la gente che giocava a baseball e beveva Dr. Pepper. Vedevi anche i carri armati e altri mezzi super equipaggiati, come nei film. E poi c'era la strada che una volta divideva la provincia di Pisa da quella di Livorno e che ora segnava l'improbabile confine tra Pisa e l'America e che ad un certo punto si infilava nella pineta mediterranea dividendola in due. E in quel lungo tratto il contrasto era fortissimo, da un lato il bosco fitto e impenetrabile, rovi, rifiuti, ruote di motorini abbandonate, sull'altro lato, ma dietro il filo spinato, l'ordine militare del sottobosco e dei sentieri.
Facevo quel tratto di strada appiccicato al finestrino con la speranza, per niente vana, di vedere pascolare i daini, americani naturalmente.
Anni dopo mi sono ritrovato più volte davanti a quella rete ad invocarne la rimozione, a chiedere lo smantellamento di questo retrovia strategico di tutte le guerre americane passate e future, la chiusura di questa base che nessuno sa cosa contiene e che fa passare armi ogni giorno sopra le nostre teste. Sempre con la pineta impenetrabile e i motorini abbandonati alle spalle.
Ma ormai la base è lì ed è come se ci fosse sempre stata. Nel dopoguerra Camp Darby doveva servire per il ritiro delle truppe e il rimpatrio dei soldati. Poi doveva contrastare il blocco sovietico negli anni della guerra fredda... e ora? Se non serve per le guerre a cosa serve? Non ditemi che sono rimasti per creare una zona cuscinetto nel conflitto secolare tra pisani e livornesi. Ora che stanno per unire le due provincie non hanno proprio più nessuna ragione per restare ancora.
Go Home!
Questo disegno è stato fatto con scampoli di matite e pennarelli finiti, roba avanzata dall'astuccio delle elementari che ho ritrovato in garage, roba di quando pensavo ancora che la cocacola all'amarena fosse una figata.