martedì 23 settembre 2014

Succede

"Poi princìpi a regolatti
e pian pianino a organizzatti
finché giungi a Pontedera
più o meno verso sera
e correndo meno lesto
te n'accorgi che ‘un c'è furia
perché ormai ir dislivello
l'hai cormato dar ruscello."

  
"Bello r mi Arno, I Gatti Mézzi"

Ero a pescare al mare, come al solito non sono riuscito a prendere niente di buono. Neanche niente di cattivo a dire il vero, soltanto sole e vento salato. Lorenzo ha preso un ghiozzo gigante che ha rilasciato dopo un intervento chirurgico di vari minuti, troppi. Quando lo abbiamo rimesso in acqua non c'era più niente da fare, è rimasto in superficie immobile. Succede.
Tornato a casa ho visto l'Arno dal ponte. I pesci erano tutti morti, decine, centinaia di pesci gonfi e immobili trascinati dalla corrente. Ancora non si sanno le cause di questa morìa improvvisa ma i tecnici dell'Arpat ci tranquillizzano dai giornali. "Succede" dicono...



Acquerello

domenica 20 luglio 2014

La Rissa

Una rissa sotto casa in piena notte tra ventenni alterati. Cazzi loro se non fosse che il telefono segna quattro ore e trentanove minuti alla sveglia.
Non va bene. Non va bene soprattutto perché dalle accuse reciproche che i quattro si scambiano si capisce che la questione è una di quelle cose da poter risolvere davanti a un cappuccino e un cornetto alla crema. Una rottura gratuita in piena notte.
Complice il sonno mi affaccio sul terrazzo facendo capire ai ragazzi, con l'ausilio di una voce potente impastata dalla notte, come e quanto disturbo stavano arrecan... no, facendogli proprio capire quanto avessero rotto il cazzo, senza mezze parole.
Dopo aver concluso la sfuriata dicendo per la terza volta la parola cazzo, cala il silenzio. Anche l'assiuolo che accompagna le mie notti si è zittito. Anche la sirena di un allarme che stava suonando in lontananza.
Soddisfatto per aver placato una rissa senza neanche un graffio e per aver ottenuto quel che volevo torno a letto. L'assiulo riprende la sua litania. L'eco di un altro allarme riprende in lontananza colmando il vuoto della notte. Come quando ti avvicini al laghetto delle rane e tutte smettono di gracidare di colpo fino a che, la più temeraria, riprende timidamente il suo richiamo coinvolgendo una ad una tutte le altre, dimenticando che tu sei lì in silenzio che le osservi.
Anche i ragazzi per strada si lasciano coinvolgere dai rumori della notte e ripartono con le grida e gli spintoni. Non sanno che nell'ombra, qualche metro più su, c'è chi si è alzato di nuovo dal letto e li sta osservando, no, presi totalmente dal loro inutile diverbio non vedono i due occhi che emanano dal buio barbagli rossi di vendetta.

Dopo aver valutato con attenzione la stazza, l'età, l'aggressività, potenziali armi contundenti decido di vestirmi e scendere giù per risolvere la questione una volta per tutte. Conto fino a tre, arrivato a sette riempio d'aria i polmoni e imbocco le scale. Non ho paura, non sono ancora del tutto sveglio e credo di essere invulnerabile. Provo velocemente un paio di espressioni minacciose ed esco per strada con il diaframma pieno d'aria pronto ad emettere una voce convincente. Mentre vado verso di loro mi rendo conto che in effetti questa cosa di scendere in strada non è stata poi quella gran furbata, loro sono in quattro, sono arrabbiati, ubriachi.. ma ormai la cosa è fatta.
Richiamo la loro attenzione dicendo "Allora!" con una voce che non mi appartiene, con lo scopo di stabilire subito i ruoli e soprattutto con la speranza di  essere sentito e soccorso da qualche passante o vicino.
I quattro si guardano e si voltano a guardarmi, compatti e senza più nessuno screzio da risolvere si incamminano verso di me.
Devo fare proprio paura perchè non hanno più i petti gonfi che vedevo prima e uno di loro addirittura si porta le mani unite a preghiera davanti alla bocca, come per supplicarmi di non andare oltre, come per chiedermi la grazia.
Allora riprendo con la voce grossa ma il più alto mi interrompe, sempre con aria di supplica e impaurito, mentre gli altri si raccolgono nelle spalle e iniziano a guardare verso il terrazzo della mia camera.
"Fai piano.." mi dice uno loro. " fai piano perché prima si è affacciato uno arrabbiatissimo da quel terrazzo e se scende giù ci picchia tutti, andiamo tutti a letto".
"Si, andiamo tutti a letto" rispondo bisbigliando.

 China e acquerello (disegno che non c'entra niente ma questo avevo sotto mano)

lunedì 17 febbraio 2014

mercoledì 15 gennaio 2014

Smell Like Teen Fruit

Angolare con frutta su soffitto e Nirvana.



 

Ricordo benissimo quando al telegiornale delle 13:00 annunciarono la morte di Kurt Cobain. Stavo sdraiato sul divano guardando l'angolo bianco del soffitto, ascoltando la tv accesa nell'altra stanza.
Ci sono attimi che ti rimarranno impressi per tutta la vita, la porzione di soffitto sulla quale proiettavo le immagini mentali del frontman dei Nirvana che si pistolettava, era diventata l'ultimo video di Come as you are che il tg stava trasmettendo come accompagnamento al servizio.
A pensarci bene ero in quella posizione anche  per la morte di Freddie Mercury, per l'undici settembre 2001, per lo tsunami in Giappone, per... cazzo! Ho un problema con il divano.