domenica 20 luglio 2014

La Rissa

Una rissa sotto casa in piena notte tra ventenni alterati. Cazzi loro se non fosse che il telefono segna quattro ore e trentanove minuti alla sveglia.
Non va bene. Non va bene soprattutto perché dalle accuse reciproche che i quattro si scambiano si capisce che la questione è una di quelle cose da poter risolvere davanti a un cappuccino e un cornetto alla crema. Una rottura gratuita in piena notte.
Complice il sonno mi affaccio sul terrazzo facendo capire ai ragazzi, con l'ausilio di una voce potente impastata dalla notte, come e quanto disturbo stavano arrecan... no, facendogli proprio capire quanto avessero rotto il cazzo, senza mezze parole.
Dopo aver concluso la sfuriata dicendo per la terza volta la parola cazzo, cala il silenzio. Anche l'assiuolo che accompagna le mie notti si è zittito. Anche la sirena di un allarme che stava suonando in lontananza.
Soddisfatto per aver placato una rissa senza neanche un graffio e per aver ottenuto quel che volevo torno a letto. L'assiulo riprende la sua litania. L'eco di un altro allarme riprende in lontananza colmando il vuoto della notte. Come quando ti avvicini al laghetto delle rane e tutte smettono di gracidare di colpo fino a che, la più temeraria, riprende timidamente il suo richiamo coinvolgendo una ad una tutte le altre, dimenticando che tu sei lì in silenzio che le osservi.
Anche i ragazzi per strada si lasciano coinvolgere dai rumori della notte e ripartono con le grida e gli spintoni. Non sanno che nell'ombra, qualche metro più su, c'è chi si è alzato di nuovo dal letto e li sta osservando, no, presi totalmente dal loro inutile diverbio non vedono i due occhi che emanano dal buio barbagli rossi di vendetta.

Dopo aver valutato con attenzione la stazza, l'età, l'aggressività, potenziali armi contundenti decido di vestirmi e scendere giù per risolvere la questione una volta per tutte. Conto fino a tre, arrivato a sette riempio d'aria i polmoni e imbocco le scale. Non ho paura, non sono ancora del tutto sveglio e credo di essere invulnerabile. Provo velocemente un paio di espressioni minacciose ed esco per strada con il diaframma pieno d'aria pronto ad emettere una voce convincente. Mentre vado verso di loro mi rendo conto che in effetti questa cosa di scendere in strada non è stata poi quella gran furbata, loro sono in quattro, sono arrabbiati, ubriachi.. ma ormai la cosa è fatta.
Richiamo la loro attenzione dicendo "Allora!" con una voce che non mi appartiene, con lo scopo di stabilire subito i ruoli e soprattutto con la speranza di  essere sentito e soccorso da qualche passante o vicino.
I quattro si guardano e si voltano a guardarmi, compatti e senza più nessuno screzio da risolvere si incamminano verso di me.
Devo fare proprio paura perchè non hanno più i petti gonfi che vedevo prima e uno di loro addirittura si porta le mani unite a preghiera davanti alla bocca, come per supplicarmi di non andare oltre, come per chiedermi la grazia.
Allora riprendo con la voce grossa ma il più alto mi interrompe, sempre con aria di supplica e impaurito, mentre gli altri si raccolgono nelle spalle e iniziano a guardare verso il terrazzo della mia camera.
"Fai piano.." mi dice uno loro. " fai piano perché prima si è affacciato uno arrabbiatissimo da quel terrazzo e se scende giù ci picchia tutti, andiamo tutti a letto".
"Si, andiamo tutti a letto" rispondo bisbigliando.

 China e acquerello (disegno che non c'entra niente ma questo avevo sotto mano)

giovedì 6 marzo 2014

lunedì 17 febbraio 2014

mercoledì 15 gennaio 2014

Smell Like Teen Fruit

Angolare con frutta su soffitto e Nirvana.



 

Ricordo benissimo quando al telegiornale delle 13:00 annunciarono la morte di Kurt Cobain. Stavo sdraiato sul divano guardando l'angolo bianco del soffitto, ascoltando la tv accesa nell'altra stanza.
Ci sono attimi che ti rimarranno impressi per tutta la vita, la porzione di soffitto sulla quale proiettavo le immagini mentali del frontman dei Nirvana che si pistolettava, era diventata l'ultimo video di Come as you are che il tg stava trasmettendo come accompagnamento al servizio.
A pensarci bene ero in quella posizione anche  per la morte di Freddie Mercury, per l'undici settembre 2001, per lo tsunami in Giappone, per... cazzo! Ho un problema con il divano.

martedì 10 dicembre 2013

Colazione al Bar


Al bar ho rifatto colazione, perchè un caffè non bastava per tirarsi su.
Il caffè sapeva di Sambuca:
un tiramisùicidio.

mercoledì 20 novembre 2013

Réclame

Approfitto per promuovere un altro mio blog. E' uno spazio che uso solitamente per lavoro, in assenza di un sito vero e proprio. Entrate pure da qui, non dalla porta che è dipinta sul muro...


domenica 10 novembre 2013

Love

Lasciare sul tavolo la colazione e un biglietto con un cuoricino può sembrare un gesto semplice e anche scontato. Ma lo si apprezzerebbe di più se fossimo a conoscenza di tutti gli studi preparatori che occorrono per arrivare a tale sintesi grafica.


(acrilico su carta)

domenica 3 novembre 2013

sabato 26 ottobre 2013

venerdì 4 ottobre 2013

Te lo Leggo Negli Occhi.


Ho le occhiaie da quando sono nato.
Interessa? No, immagino di no. Ma la cosa interessava invece i miei vecchi vicini di casa.

"Bimbo, ma te dormi la notte? guarda che occhiaie!"
Ero un bambino e capivo poco del mondo, ma qualche domanda iniziavo a farmela. Iniziavo a scoprire che tutto quello che avveniva intorno a me era dettato da delle leggi ben definite. Fisiche, chimiche, matematiche.. non importava; la natura aveva delle regole e si potevano riscontrare dentro ogni cosa. E allora contavo le ore di sonno e le relazionavo alla intensità delle occhiaie cercando di trovarci una costante K.

"Bimbo fa male farsi le seghine, guarda che occhiaie"
Le seghine. Io l'ho imparato quella volta cosa fossero le seghine, non so se mi spiego... anche se qualche anno dopo ci davo dentro parecchio.

"Bimbo, vacci piano con gli spinelli, guarda che occhiaie"
Gli spinelli. Per me era soltanto il nome sull'insegna di una ditta che vendeva lampadari. Poi qualche anno dopo credevo di essere Bob Marley e Peter Tosh messi insieme.

Neanche Nostadamus era riuscito nelle proprie profezie come i miei vicini di casa. Fortunatamente non mi hanno mai domandato se avessi preso un pugno in piena faccia. Resta il fatto che, per degli anni, tutte le volte che passavo dalla mia strada guardavo verso l'alto, guardavo le gronde, i cavi del telefono, i tetti e il cielo. Un po' per nascondere le mie occhiaie, un po' per paura.
La paura di sapere il futuro.
Ma io quelle occhiaie ce le avevo al naturale. Come il tonno della Coop.

Acrilico su carta

Nota a margine. Al mio paese esiste una mostra che vende lampadari dal nome "Spinelli lampadari". Lo slogan dello spot che mandavano in tv era questo "Quando tramonta il sole, accendi Spinelli!". 

mercoledì 28 agosto 2013

Alba Lungo il Viale di Platani.

Andare a pescare all'alba sul litorale pisano significa prima di tutto fare i conti con il popolo della notte che torna dai vari locali del lungomare. Lungo il viale di platani corone di fiori finti a ricordarti che forse era meglio rimanere a letto, che hai già schivato miracolosamente un paio di auto per andare a non pescare niente come al solito. Lungo il viale di platani le auto a quell'ora viaggiano imprevedibili e abbaglianti come i branchi di aguglie alla fine dell'estate. Sul viale di platani la segnaletica orizzontale non vale e puoi trovarti facilmente a non sapere più che pesci prendere ancora prima di arrivare agli scogli.


mercoledì 24 luglio 2013

Un Caffè


Molti dei locali del centro stanno chiudendo i battenti a causa della crisi. Nei pochi rimasti, a breve,  il livello culturale sarà cresciuto notevolmente. Camerieri, bariste, lavapiatti, commesse avranno come bagaglio almeno una laurea in lettere o filosofia. Capiterà spesso che la ragazza dietro al bancone del Bar Centrale inizi a parlare degli eteronimi di Pessoa mentre risciacqua le tazzine prima di passarle alla lavastoviglie. Io ascolterò in silenzio sorseggiando il mio caffè macchiato e facendo finta di capire, stupito di come sia possibile preparare una schiuma di latte così perfetta nonostante tutto il tempo speso dietro a una tesi in letteratura portoghese, io che credevo che nell’ambiente universitario si imparasse a fare il caffè rimettendo nella moka il caffè al posto dell'acqua.  Ma forse anche il macchiato della dottoressa in lettere saprà di citazione, forse sarà lo stesso caffè che preparavano in rua Garret nella Lisbona degli anni venti.
E il commesso della Sisley laureato in medicina si lamenterà dell'aria condizionata troppo alta accusando un'infiammazione a carico della mucosa, un restringimento degli osti con conseguente ristagno della stessa nei seni paranasali.

(acrilico su tela, 70x50) 

mercoledì 29 maggio 2013

Floreal Fallout.


Me ne andavo in giro per i campi come tutti i pomeriggi, dopo aver fatto la lezione in dieci minuti. Nell'erba alta esisteva qualcosa di misterioso che mi attraeva, era un po' come essere al mare, con il corpo che sparisce dal bacino in giù e la speranza che il prossimo passo non sia quello che ti faccia sprofondare in una buca. Ma lo conoscevo a mente quel fondale e, anche senza vederlo, mi muovevo con disinvoltura, con il pilota automatico.

 “Sistema di controllo automatico disinserito, ora dobbiamo procedere manualmente” (tradotto dal russo)*

 Ad ogni passo volava di tutto, tipulidi (zanzaroni), cavallette, pidocchi, grilli celesti, imenotteri e coleotteri che facevano rumore con le ali. Ma non mi faceva paura niente, andavo avanti con il sorriso come per salutarli e, in pace con il mondo, mi godevo quelle prime giornate di alta pressione.

“La pressione del vapore è scesa oltre i limiti consentiti, bisogna evitare lo spegnimento, capito? Evitare lo spegnimento!” *

Attraversato il campo arrivavo in una specie di grande prato dove di solito mi fermavo fino a sera osservando i girini e le salamandre nei fossi, svuotavo i ciliegi e mi torturavo mangiando le susine non ancora mature. Non era fame però, mi servivano i nòccioli da sputare il più lontano possibile così da battere il mio record personale...

“Il nòcciolo merda, il nòcciolo è esposto all’aria……..non ci credo.... non ci credo…” *

Quel giorno, prima di tornare a casa, mi fermai a raccogliere dei fiori di campo che mi tentavano ormai da un po' di tempo e, contento come può esserlo un bimbo di nove anni in un prato gli ultimi giorni d'aprile, confezionai un bel mazzo di viole, borragine e tarassachi da portare alla mia mamma...

“Mamma che casino, è la fine… la grafite…brucia tutto…è la fine” *

Quando entrai in casa con il mazzo di erbe e fiori mia mamma stava guardando il telegiornale delle otto. Alla vista dei fiori lei si arrabbiò e si spaventò, si arrabbiò e mi costrinse a buttarli. Ci rimasi malissimo, così male che per molti anni non ho più regalato fiori a nessuno, neanche quelli di plastica, neanche la camomilla in bustine.
Il nodo gordiano sta qui. Non è vero che non sia romantico, o tirchio. Non è vero che sia distratto o poco coinvolto.. il nocciolo della questione sta nel nocciolo di un reattore, il reattore numero quattro.
Era la primavera del 1986. Pochi giorni prima, nella centrale nucleare Vladimir Ilic Lenin (pace all'anima sua) di Chernobyl, orgoglio delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, un'esplosione al reattore numero quattro provocò la fuoriuscita di una nube radioattiva che contaminò tutta la zona circostante e gran parte dell'europa, arrivando, in maniera ridotta, anche nel pisano. Al telegiornale non si parlava che di fallout radiattivo e sconsigliavano, anzi vietavano, di mangiare verdure e di andare per campi, fosse anche soltanto per raccogliere qualche fiore.


(rosa fatta dal vero con l'acquerello presso l'orto botanico di Pisa, l'acquerello in alto invece è stato fatto guardando un libro di fiori)


giovedì 23 maggio 2013

I Don't Like The Doors!

La storia è breve e vecchia, ma la morte del tastierista dei Doors l'ha riaperta all'improvviso.
Avevo conosciuto quella ragazza in campeggio ed avevamo passato tre giorni a parlare, ognuno abbracciato alle proprie ginocchia, indifferenti alle alghe in putrefazione sulla spiaggia e ai fiorentini che ogni tanto sparivano tra le onde. Tre giorni a parlare di massimi sistemi, di politica, di musica e gruppi punk.
Lei era tedesca e parlavamo dell'Universo in inglese, con lei che sapeva tutti i verbi irregolari e io che i verbi li usavo tutti all'infinito roteando l'indice in avanti e in dietro per coniugarli al futuro o al passato.
Un mese dopo decisi di raggiungerla in Germania, sicuramente non per continuare il discorso sul perché i Dead Kennedys si fossero sciolti, ma, anche in quell'occasione, ripresi a parlare di massimi sistemi e gruppi punk finché una sera, al concerto dei Die Toten Hosen, mi interruppe con una voce stranamente calda che stonava con la sua faccina pulita di sedicenne: "Come on baby light my fire!".

Prima di darmi del deficiente provate a mettervi nei miei panni. Cosa avrei dovuto pensare dopo due giorni passati per concerti e negozi di dischi e bimbetti alternativi che parlavano di dischi?.

Infatti la guardai con degli occhi che sembravano dire "a me i Doors mi fanno un po' caà!" ma, moderato dal mio inglese scolastico, risposi con un semplice e chiaro "I don't like the Doors!".
Qualcosa tra noi si era rotto e io non mi davo pace. "Probabilmente sono il suo gruppo preferito" pensavo, " Deve essersi offesa, valli a capire i tedeschi!".
Soltanto dopo qualche ora, traducendo mentalmente quella cazzo di canzone, capii cosa fosse realmente successo. L'unica cosa che poteva placare il fuoco che sentivo dentro era lo sbattere la testa ripetutamente nello spigolo di plastica delle poltroncine del treno che mi riportava a Pisa.


Nel giro di poco smisi di ascoltare il punk, comprai la raccolta definitiva dei Doors e soprattuto mi ritrovai in Franco Battiato che mi cantava che "le occasioni perdute non ritornano mai" e che il giorno della fine l'inglese non mi sarebbe servito proprio a niente.

(matita su carta per fotocopie)


mercoledì 1 maggio 2013

Autoritratto con Sigaretta Elettronica

...non si conoscono gli effetti sul lungo termine ma intanto, al posto di quel sibilo che sentivo arrivare dalla zona dei bronchi, sento il rumore di un modem 56k analogico...


 (matite su carta ruvida)

mercoledì 24 aprile 2013

I Gatti di Pisa

Notte fonda. Piazza delle Vettovaglie, Borgo stretto e Lungarni...


..e poi verso Corso Italia...


..passando da piazza Garibaldi...




si fanno nuove amicizie e si vedono loschi movimenti.




(penna biro su carta per fotocopie)

sabato 6 aprile 2013

Piccoli Roditori

All'interno dei loro nidi, studiano il modo per sostituirsi al cuore degli esseri umani.


giovedì 28 febbraio 2013

Il Lustrascarpe

Ancora un dipinto con un paio di scarpe. Ci possiamo domandare molte cose sul significato di questo dipinto, ma non scervellatevi perchè in realtà ho un solo scopo preciso che prima o poi raggiungerò.
Sentirmi dire un giorno: "ma lei che fa, illustra scarpe?"


(acrilico su faesite)

martedì 19 febbraio 2013

Italia di Merda (Primo Approccio Alla Scultura).

Avrò avuto più o meno otto anni quando capii la forza enorme dell'arte, il suo essere universale e l'importanza che storicamente aveva avuto nel formare le menti e i valori identitari di un popolo come il nostro.
Stavo seduto sulla tazza del bagno quando, alzando leggermente la coscia per far filtrare un pò di luce, notai con patriottica meraviglia di aver riprodotto fedelmente la nostra penisola. Stava lì, su sfondo bianco, una perfetta italia di merda con tanto di promontorio del Gargano.
Bellissima e perfetta. Mancava soltanto la parte insulare.
Con non poco sacrificio e un'attenta calibrazione delle contrazioni rettali riuscii a creare un oggetto triangolare e a farlo cadere proprio nel punto esatto dove mancava la Sicilia, con una precisione da far invidia ad un topografo. Avevo esaurito le forze e il materiale per l'isola più bella ma non me ne vorranno gli indipendentisti sardi che da sempre sostengono che "sardigna no est itaglia!".
Quel giorno ero da solo in casa così decisi di non tirare l'acqua fino a quando qualcun'altro non avesse potuto gioire con me per quell'opera straordinaria e, nell'attesa, rimasi a intrattenere ad alta voce un pubblico immaginario illustrando cale e golfi, pianure e promontori.
Non avevo però fatto i conti con la forza di gravità e l'inclinazione delle pareti del wc così che, lentamente, tutta l'italia intera, cominciò a scivolare verso il basso. Fino a scomparire inghiottita da quella pozza d'acqua che, con gli occhi lucidi e un nodo nella gola, chiamavo ormai in maniera familiare "mare mediterraneo".
Passato il mio quarto d'ora di celebrità convenni che era giunto il momento di pulirsi, visto che fino ad ora avevo rimandato per non coprire l'opera con la carta alla maniera di Christo e Jeanne-Claude, così alla fine lasciai cadere sul pelo dell'acqua quel fazzoletto macchiato a lutto e tirai lo sciacquone, condannando così l'italia ad atlantidea fine.

Restai per qualche minuto ad osservare l'acqua limpida nella speranza che qualcosa o qualcuno fosse sopravvissuto.


mercoledì 23 gennaio 2013

L'uomo Delle Verdure

L'uomo delle verdure è già piazzato. non importa a quale ora ti alzi, possono essere anche le cinque del mattino. Lui è li. E' il primo a respirare l'aria del mattino. Vende cavoli, in questo perido, soprattutto cavoli e arance. Anche qualche pera, ma è onesto e non te le consiglia, però le tiene perchè sa che certe volte può prendere la voglia improvvisa della pera.
In questo periodo l'uomo delle verdure è un cavolfiore, chiuso, bello compatto, sodo e senza macchie, con il bavero del cappotto tirato su, lucido di ghiaccio e appiccicato al viso come le foglie esterne di un sano cavolo fresco.
Fuma, tra un cliente e l'altro, non per il gusto del tabacco  e neanche per colmare qualche buco vuoto, ma per bilanciare gli antiossidanti e quelle sostanze che favoriscono la rigenarazione dei tessuti. Perché, come dicevo prima, l'uomo delle verdure è onesto e ci tiene a dimostrare tutta la sua età.
Quando smonta il banco tutti gli uccelli della zona si ritrovano in piazza, prima che l'orario del divieto di sosta permetta il parcheggio delle auto, e banchettano, con gli scarti dei vegetali venduti... puoi vederli la mattina, se alzi la testa, che sono già tutti pronti sui tetti ad aspettare che l'uomo delle verdure faccia un segnale.
Questa mattina non si è presentato, non era mai successo da quando abito qui. Gli uccelli sono rimasti sui tetti fino al tramonto. Spero non abbia preso la peronospora. 
Ho comprato un cavolo e prima di cucinarlo l'ho vestito come lui, per rendergli omaggio.


(acquerello)

mercoledì 2 gennaio 2013

In Morte di P.S.

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, mi vedrai seduto
su la tua pietra, pennarel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentili anni, caduto.

Qualche sera fa, durante il suo servizio, è venuto a mancare il mio pennarello Stabilo nero. Da tempo ormai aveva perso quelle caratteristiche tipiche della gioventù dei pennarelli. Il suo potere coprente e l'intensità di nero avevano lasciato il posto a senili sfumature di grigio. Ma è stato in questo periodo che è riuscito a dare il meglio di se permettendo virtuosismi impossibili e impensabili ad un pennarello nuovo.
Questo sotto è l'ultimo viaggio intrapreso insieme. Abbiamo iniziato con un volto a caso che, con il passare dei minuti, si è trasformato nel becchino del cimitero dei pennarelli Stabilo: l'uomo che lo ha preso in consegna per accompagnarlo fino al cimitero.
Ciao P.S., grazie di tutto.


 (pennarello Sta.. sich!... pennarello Stabil.... sich! scusate... pennarello Stabilo nero su carta.)

mercoledì 26 dicembre 2012

Oltre le Nuvole

Anche oggi un'altra bella giornata di sole.
Oltre le nuvole.


(acrilico)

martedì 27 novembre 2012

Gli Esami Non Finiscono Mai?

La domanda è questa: fino a che età si continua a sognare di essere ancora tra i banchi delle superiori?


(china e pennello)

lunedì 19 novembre 2012

Go Home!

Per andare al mare, prima della costruzione della Firenze-Pisa-Livorno bisognava passare dalla strada che fiancheggia la base americana di Camp Darby. La cosa che mi affascinava di quel luogo consisteva nella consapevolezza che oltre quella rete e il filo spinato non ti trovavi più nella provincia pisana, neanche in italia. Eri direttamente in America. Era, ed è ancora oggi, territorio statunitense. E dalla rete fitta potevi vedere la gente che giocava a baseball e beveva Dr. Pepper. Vedevi anche i carri armati e altri mezzi super equipaggiati, come nei film. E poi c'era la strada che una volta divideva la provincia di Pisa da quella di Livorno e che ora segnava l'improbabile confine tra Pisa e l'America e che ad un certo punto si infilava nella pineta mediterranea dividendola in due. E in quel lungo tratto il contrasto era fortissimo, da un lato il bosco fitto e impenetrabile, rovi, rifiuti, ruote di motorini abbandonate, sull'altro lato, ma dietro il filo spinato, l'ordine militare del sottobosco e dei sentieri.
Facevo quel tratto di strada appiccicato al finestrino con la speranza, per niente vana, di vedere pascolare i daini, americani naturalmente.
Anni dopo mi sono ritrovato più volte davanti a quella rete ad invocarne la rimozione, a chiedere lo smantellamento di questo retrovia strategico di tutte le guerre americane passate e future, la chiusura di questa base che nessuno sa cosa contiene e che fa passare armi ogni giorno sopra le nostre teste. Sempre con la pineta impenetrabile e i motorini abbandonati alle spalle.
Ma ormai la base è lì ed è come se ci fosse sempre stata. Nel dopoguerra Camp Darby doveva servire per il ritiro delle truppe e il rimpatrio dei soldati. Poi doveva contrastare il blocco sovietico negli anni della guerra fredda... e ora? Se non serve per le guerre a cosa serve? Non ditemi che sono rimasti per creare una zona cuscinetto nel conflitto secolare tra pisani e livornesi. Ora che stanno per unire le due provincie non hanno proprio più nessuna ragione per restare ancora.
Go Home!
Questo disegno è stato fatto con scampoli di matite e pennarelli finiti, roba avanzata dall'astuccio delle elementari che ho ritrovato in garage, roba di quando pensavo ancora che la cocacola all'amarena fosse una figata.




sabato 3 novembre 2012

domenica 21 ottobre 2012

L'ora della Tavoletta!


E' ancora troppo presto per sporcare casa nuova con gli oli o gli acrilici e allora mi sono comprato una tavoletta grafica. Devo ammettere che lavorare con la tavoletta è per me un casino, soprattutto gestire la penna digitale, "dipingere" su una superficie e seguire quello che succede da un'altra parte. Ma la prima prova è stata molto divertente, soprattutto scoprirsi d'istinto a pulire la penna digitale ai pantaloni. Nota positiva: non c'è da pulire niente e si può lavorare con i vestiti buoni.


 

(Prima prova con tavoletta grafica)

giovedì 27 settembre 2012

Dalla Parte dell'Orata.

E' stato quando il dentista mi ha messo i punti dopo l'estrazione dell'ottavo superiore sinistro e tirato il filo che ho capito cosa vuol dire... stare dalla parte dell'orata.


Acquerello su carta per fotocopie.

giovedì 20 settembre 2012

Prelievo

In banca mi hanno dato un opuscolo che diceva più o meno così: paga i tuoi acquisti con la tua carta, puoi vincere un viaggio a New York, vivi giornate da sogno in una vacanza a 5 stelle. Una Limousine ti porterà all'albergo, poi cena al Red Rooster ecc...
Vi mostro come partecipare:


China e pennello

giovedì 6 settembre 2012

Allergia


Effetto dei bachini per la pesca sui miei occhi... perchè? PERCHE'? PERCHEEEE'??


(acquerello)

venerdì 31 agosto 2012

Chiedi alla Polvere 2

Non mi perderò più con il mio nuovo navigatore!...


(Dito su polvere del lunotto posteriore)

martedì 28 agosto 2012

Io Faverei, Tu Faveresti, Ella Toperebbe




Arrivava in paese tutto lustrato e via con i racconti delle sue gesta erotiche: quella l’ho presa di ‘osì, con quell’arta ancora ci sono andato proprio per fagli un piacè (“si dice per farle, ghiozzo che un sei artro”, pensavo aggrappandomi alla grammatica per sentirmi un po’ migliore), quell’artra era un mese che mi rompeva i ‘oglioni e ora vedrai la voglia gli è passata (“gli è? Ma come è possibile!). E io appoggiato al muro del circolino Arci a fare la cariatide, perché mi sentivo come se stesse per cascarmi addosso tutto il palazzo. Io, che per uscire con una ragazza dovevo litigarci per almeno due giorni.
Insomma, il tipo tutto fiero schioccava le dita e le ragazze gli saltavano addosso, ma se lo guardavi bene negli occhi sembrava quasi che il piacere più grosso lo provasse nel raccontarlo. Si, lo raccontava con le mani e con il bacino, gli occhi fuori e la mascella disgiunta in avanti. Aveva un racconto così sterile che pareva andasse a letto con le ragazze solo per il gusto di sentire il sapore della sigaretta una volta finito, per il gusto di essere quello che, spenta la sigaretta se ne andava senza dare spiegazioni. A giudicare dalle aspirate che dava ai marlborini il vero orgasmo doveva risiedere proprio lì, nel fumare. In pratica il suo piacere non stava tanto nel trombare ma, paradosso dell’edonismo, nel gusto di fare crepare d’invidia tutti gli amici al bar.
“Vuoi trombanne tante anche te come lui? Deh, un ci vor nulla, raccontalo anche te!” mi disse una sera un ometto tutto grinzoso che teneva il ponche con due dita con la leggerezza di chi ne ha maneggiati davvero parecchi.. “Ma ri’ordati, ti puoi creà anche una fama, ma se poi ti rimane la fame un ti serve a nulla..”. Io lo guardavo zitto e con gli occhi spalancati continuando a bere dal bicchiere già vuoto da un po’.     “Se non la chiedete non ve la dannooo…” continuava l’omìno mentre guardavo gli scurini di legno del finestrone del bar immaginandolo morbido abbastanza da inciderci sopra le sacre leggi come Mosè.. “…è questa la ‘osa fondamentale che un volete capì, cane della berva ladra!”. “..E poi studiate, studiate, studiate che se acquisite un bon uso della dialettica basta avè du’ cazzate da raccontà e ‘r gioco è fatto, o perlomeno un ci fate la figura der ghiozzo come luilì che chiacchera di cicchini da mezzora”.
“Studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” mi ripetevo mentalmente reduce da una recente lettura di Gramsci.
“E se un ve la danno un vi scoraggiate, pesa meno un rifiuto der rimorso d’un averla nemmeno chiesta”.
“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso” pensavo mentre immaginavo l’omìno bere i ponche al rum con il Che e Fidèl sulla Sierra Maestra.
“Fammi vedè se hai ‘apito quarcosa” disse Grinza di punto in bianco. “T’ho visto che mi seguivi nei discorsi, ma ora è arrivato ir momento di mettili subito ‘n prati’a. Operativi diocane!” “Vai da quella ragazzina, che vi vedo sempre ‘he vi guardate e che ruzzate insieme come i deficienti ...e chiedigliela”.
“Oimmei” pensai, “così dal nulla?”. Ma non potevo certo deluderlo, proprio ora che, senza concedermi nessuna replica, si era nascosto dietro il mezzobusto di Lenin a guardare la scena con un ponche nuovo in mano.
Presi un altro vino al bancone, due sorsi per farmi coraggio e via a sedere davanti alla ragazza... secondi d’interminabile silenzio... bevo e faccio finta di avere la bocca troppo impegnata dalla degustazione del vino per potere dire qualcosa… interminabile silenzio… l’omìno scuote il capo e abbassa lo sguardo… silenzio ancora… l’omìno sta per girarsi dall’altra parte quand’ecco che sente delle parole. La tipa aveva preso in mano la situazione e guardandomi con l’aria un po’ sfavata tipica della metà degli anni novanta disse ”Oh, allora? Perché mi guardi e non favelli?”.
A volte anche la Storia ha bisogno di una spinta mi sussurrava il Lenin di bronzo fuso alle mie spalle. Posai il bicchiere e guardandola dritta negli occhi sentenziai “IO FAVEREI ANCHE, MA SEI TE CHE NON TOPI”.
L’omìno accennò un sorriso grinzoso e alzò il ponche al cielo in segno di approvazione.

giovedì 16 agosto 2012