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mercoledì 24 luglio 2013
Un Caffè
Molti dei locali del centro stanno chiudendo i battenti a causa della crisi. Nei pochi rimasti, a breve, il livello culturale sarà cresciuto notevolmente. Camerieri, bariste, lavapiatti, commesse avranno come bagaglio almeno una laurea in lettere o filosofia. Capiterà spesso che la ragazza dietro al bancone del Bar Centrale inizi a parlare degli eteronimi di Pessoa mentre risciacqua le tazzine prima di passarle alla lavastoviglie. Io ascolterò in silenzio sorseggiando il mio caffè macchiato e facendo finta di capire, stupito di come sia possibile preparare una schiuma di latte così perfetta nonostante tutto il tempo speso dietro a una tesi in letteratura portoghese, io che credevo che nell’ambiente universitario si imparasse a fare il caffè rimettendo nella moka il caffè al posto dell'acqua. Ma forse anche il macchiato della dottoressa in lettere saprà di citazione, forse sarà lo stesso caffè che preparavano in rua Garret nella Lisbona degli anni venti.
E il commesso della Sisley laureato in medicina si lamenterà dell'aria condizionata troppo alta accusando un'infiammazione a carico della mucosa, un restringimento degli osti con conseguente ristagno della stessa nei seni paranasali.
(acrilico su tela, 70x50)
mercoledì 26 dicembre 2012
venerdì 9 novembre 2012
mercoledì 11 aprile 2012
mercoledì 28 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
sabato 25 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
Le Mie Converse Blu
Oltre alla manualità diamo spazio anche alla piedualità (o podolità?)
(acrilico e carta di giornale su faesite, 40x50)
martedì 20 dicembre 2011
venerdì 2 dicembre 2011
mercoledì 15 giugno 2011
Soddisfazioni!
Questa riproduzione di un dipinto del 700, eseguita con acrilici su tavola e finita con vernice Damar per dargli una parvensa di dipinto ad olio, è diventata lo sportello di un contatore della luce. E per adattarlo è stata pure segata la parte in basso dove scorre.. dove scorreva il fiume sotterraneo. Grandi soddisfazioni! Soddisfazioni anche per questa bellissima foto senza riflessi...
(acrilico su tavola)
martedì 31 maggio 2011
Natura morta
C'è del marcio nella mia cucina. Qualcosa si sta decomponendo in qualche angolo nascosto e non c'è verso di scoprire cosa. La sera arrivo a casa, corro verso il frigo pieno di aspettative (io, non il frigorifero) ma, da un pò di tempo, appena aperta la porta di cucina, mi ritrovo catapultato nella Parigi di Suskind dove...
"le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone, le stanze non areate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi..."
Forse è un pò esagerato con il paragone ma dé, la fame ti passa.
Non saprò mai da dove arriva quel puzzo anche se devo ammettere che ultimamente la situazione è assai migliorata. Probabilmente il picco gassoso prodotto dal processo di putrefazione è stato superato... e poi è tutta natura. E' la natura che puzza, quando muore.
E pensare che per dipingere questa natura morta scelsi colori acrilici proprio per limitare il puzzo dentro casa...
acrilico su tela
"le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone, le stanze non areate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi..."
Forse è un pò esagerato con il paragone ma dé, la fame ti passa.
Non saprò mai da dove arriva quel puzzo anche se devo ammettere che ultimamente la situazione è assai migliorata. Probabilmente il picco gassoso prodotto dal processo di putrefazione è stato superato... e poi è tutta natura. E' la natura che puzza, quando muore.
E pensare che per dipingere questa natura morta scelsi colori acrilici proprio per limitare il puzzo dentro casa...
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