martedì 31 maggio 2011

Natura morta

C'è del marcio nella mia cucina. Qualcosa si sta decomponendo in qualche angolo nascosto e non c'è verso di scoprire cosa. La sera arrivo a casa, corro verso il frigo pieno di aspettative (io, non il frigorifero) ma, da un pò di tempo,  appena aperta la porta di cucina, mi ritrovo catapultato nella Parigi di Suskind dove...
"le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone, le stanze non areate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi..."
Forse è un pò esagerato con il paragone ma dé, la fame ti passa.
Non saprò mai da dove arriva quel puzzo anche se devo ammettere che ultimamente la situazione è assai migliorata. Probabilmente il picco gassoso prodotto dal processo di putrefazione è stato superato... e poi è tutta natura. E' la natura che puzza, quando muore.
E pensare che per dipingere questa natura morta scelsi colori acrilici proprio per limitare il puzzo dentro casa...




acrilico su tela

mercoledì 25 maggio 2011

Ritratti di Norimberga

La storia è questa. Una mattina mi trovavo alla stazione di Pontedera deciso a partire per Barcellona, qualche giorno dopo scendevo alla stazione di Norimberga dopo essere stato un paio di notti a Francoforte. Uno di quei viaggi fatti senza la coscienza del viaggiatore, fatti per scappare da qualcosa che neanche sai. Uno di quei viaggi che al ritorno racconti per stereotipi ai conoscenti: città pulita, posto sicuro anche la sera, la gente è simpatica, si mangia bene, credevo fossero tutti nazisti e invece ho visto tanti compagni e via dicendo...
No, non è vero, sulla moleskine del tempo ci si possono trovare tante impressioni di quel viaggio.
Torniamo alla stazione di Norimberga. Esco fuori, mi metto seduto sulla prima panchina per identificare mentalmente il puntino del "voi siete qui" sulla cartina recuperata al tourismusbüro (credo). Una tipa si avvicina e mi offre un lavoro, fare da modello per un gruppo di artisti.
Nella realtà avevo fatto finta di capire cosa stesse dicendo la ragazza e, in cosa poi consistesse quel lavoro, lo realizzai solo dopo aver assunto la posa seduto in mezzo ad una quindicina di persone che si apprestavano a disegnarmi.

Questi sono i loro gioielli: 














Purtoppo non riuscii a fotografarli tutti perchè i più veloci se ne andarono che ancora stavo posando. Alla fine me ne andai anche io con 18 euro di paga e queste foto. Provai anche a spiegare a qualcuno che pure io disegnavo ma la sola frase un pò più lunga in tedesco che conoscevo era jetzt und immer Widerstand!

P.s. forse quello che un pochino di più mi assomiglia è l'ottavo... forse.

mercoledì 4 maggio 2011

Pisello Odoroso

Stanotte abbiamo trapiantato sul terrazzo una dozzina di piantine di piselli odorosi rampicanti. Spero che presto riescano a coprire tutta la ringhiera del terrazzino di camera in modo da poter dormire con la porta aperta senza dover subire gli sguardi dei passanti.
So che la maggior parte di voi è arrivata su questa pagina cercando altre risposte e siccome sono buono un consiglio ve lo do lo stesso: usate un detergente intimo antibatterico con un ph leggermente acido. Se poi tra gli ingredienti leggete eugenia cayophyllata ed elicriso, che garantiscono una protezione antibatterica totale, tanto meglio.

lunedì 25 aprile 2011

Cucù!



...bello essere svegliati dalla banda di paese che esegue BELLA CIAO... 




(acquerello,  poi fotografato col telefono scaciolone)

lunedì 21 marzo 2011

Barabba

Trovare un pò di silenzio è cosa rara a casa mia.
Le auto passano senza sosta per tutto il giorno, fino all'una di notte e oltre. Sirene delle ambulanze e della polizia che nemmeno a Hell's Kitchen... poi ogni mattina alle sette la spazzatrice, tranne il mercoledì quando i mercatari hanno già occupato la piazza dall'alba. E gli albanesi che ascoltano in macchina musica araba, gli arabi che ascoltano musica araba, e il bum bum delle casse Rotterdam dalle auto di passaggio... Il fine settimana i due bar davanti la camera aprono alle tre del mattino per dare cappuccini e cornetti ai tipi della notte che tornano in piena forma dalle discoteche con gli stereo a tutto volume per i colpi di sonno, saziano la loro fame chimica e restano lì finchè l'alcol dallo stadio liquido non diventa parola fino ad esalare quasi completamente. Cioè l'alba. Ma va bene così maledetti, non sarebbe più casa mia sennò, e poi vi ho assimilato ormai.
La domenica pomeriggio, subito dopo pranzo quando i capannelli di persone sono stati sciolti dai profumi delle lasagne e degli arrosti, ti illudi per un attimo e, vista la rarità della cosa, credi di esser diventato sordo. Ma come ho detto, per un attimo.. Alle tre, proprio mentre tutto il mio essere è impegnato ad iniziare la digestione lasciandomi in quello stato di sonno meditativo, l'immancabile funerale sfila sotto camera mia con il suo seguito di ave marie recitate al megafono e a ruota parte la giostra dei bimbi con la sua scaletta musicale che prevede soltanto all you need is love e che si protrae per tutto il pomeriggio. 
Soltanto a notte fonda, quando nella maggior parte dei casi mi trovo ormai già al di là del sole, dell'etere e dei confini stellati, soltanto allora i rumori cessano. (Fine settimana esclusi naturalmente!).
Tre o quattro ore dove si ode solamente il rumore dell'acqua della fontana della piazza. Ma questo è rilassante e, se non si è di vescica debole, ti lascia dormire e ti aiuta a fare sogni belli. Lo so che le parole piazza, fontana e bei sogni stonano parecchio se messe insieme, ma pensate al rumore dell'acqua, come la risacca del mare, perchè di quello sto parlando.

Quelle poche ore di silenzio, da qualche settimana, sono state occupate dal canto di un uccello notturno o forse da un uccello diurno insonne. L'altra sera mi son sentito di scendere in piazza per andare a conoscerlo. Era il 19 marzo e il nostro satellite si trovava al perigeo in fase di luna piena. Ho usato la superluna come sfondo per passare al setaccio tutti i rami dei platani ancora privi di foglie e alla fine l'ho visto, tutto bellino che cantava il suo motivetto baluginante nel buio. Poi ho riso pensando allo stolto che, quando gli indicano la luna, non solo non vede la luna ma neanche il dito, vede un uccello.
Comunque non sono riuscito a capire che razza di uccello fosse e, nell'incertezza, gli ho affibbiato un nome io.
Quando devo scegliere, nel dubbio scelgo sempre Barabba.

BARABBA


(pennarello nero)

sabato 5 marzo 2011

Scontro a fuoco a Foiano.

Delle tavole fatte nel 2002 con la china usata come acquerello, una storia della resistenza con una sceneggiatura che non quadra per niente. Ci vuole molta fantasia...per riuscire a leggerla!
Si svolge in Valdichiana e vede protaginisti un gruppo di partigiani che si scontra, un pò casualmente, con una pattuglia nazifascista. L'azione è rapidissima ed inevitabile. E' un fascista, autista dei tedeschi, che dà l'allarme e scatena il fuoco incrociato. Ci sono feriti da entrambe le parti, un morto tra i partigiani, c'è l'ansia per le famiglie possibili bersagli di rappresaglia, la tristezza per la successiva cattura di un gruppo di partigiani e antifascisti.
Una storia a fumetti non dovrebbe avere bisogno di nessun "spiegone" preventivo per essere seguita. Questa ce l'ha!










La storia, volutamente, si ferma a questo episodio e non racconta delle sevizie che i partigiani dovettero sopportare, né della fucilazione di tre di loro sulla piazza di Foiano.

giovedì 3 marzo 2011

Lungo il viale di pioppi



Al cimitero ci ho imparato a leggere, ho imparato a leggere i nomi sulle lapidi. Le prime parole lette sono state nomi di gente morta. Più avanti ho imparato a farci anche i conti al cimitero, all’inizio delle semplici sottrazioni per calcolare la durata di una vita, poi, di pari passo con il programma scolastico, iniziai a fare la media di tutte le differenze ottenute, così, per sapere più o meno quanto ancora restava da vivere alle persone che conoscevo. Per la divisione mi aiutavo con pezzi di coccio usati come gessetti sul cemento. Al cimitero, oltre ai morti ufficiali, avevo una lista di gente morta da andare a trovare, amici che mi ero fatto lì nei pomeriggi passati tra tombe, calcoli e cipressi, persone che mi erano rimaste simpatiche da una fotografia. Avevo anche dei nemici tra quei morti, morti antipatici colpevoli di esser venuti male nella loro ultima foto. Passavo a trovare anche il più vecchio del cimitero con la lapide scura e senza fiori. Non ricordo se fosse stato il primo a nascere o il primo a morire, o forse prima di lui non avevano ancora inventato il cimitero. Poi c’erano le tombe piccole dei bambini ma tante senza la foto, che non avevano vissuto abbastanza da poter vedere una macchina fotografica. Io pensavo che molti di loro si trovassero ancora allo stato embrionale, con la testa grande e gli arti non del tutto sviluppati. Non di certo fotogenici, no. E quella zona non mi piaceva affatto, lì la gente era più triste del normale e l’idea di corpi non del tutto umani sotto ai piedi e nei muri mi spaventava, tanto che le loro vite non finivano nemmeno tra gli addendi per il mio calcolo della vita media. Anche i nuovi arrivi non avevano foto, ma croci di legno piantate nella terra smossa e poi fiori, tanti, corone di fiori, mazzi di fiori profumati di camposanto. Lei era bellissima, con i capelli alla moda, relegata in un angolo basso in fondo al corridoio dal 1922, l’epitaffio diceva che aveva dato la sua giovane vita per l’arte e per l’amore. Uscivamo insieme dal cimitero e, lungo il viale di pioppi, le facevo vedere come il mondo fosse andato avanti.

venerdì 18 febbraio 2011

Giustizia Fai Da Te

 ESERCIZIO DI RILASSAMENTO:

Per un attimo smettiamo di guardare all'infinito e facciamoci presbiti. Avviciniamoci piano piano allo schermo con il viso fissando, con entrambi gli occhi, il puntino nero che si vede tra le due immagini fino a che queste non si saranno sormontate perfettamente. Senza ingrandire l'immagine...quasi a baciare lo schermo, quasi a toccarlo con la punta del naso... respiriamo in maniera naturale... il respiro entra ed esce in maniera del tutto naturale...



Poi restiamo li finchè ci pare, finchè il senso della giustizia non riesce a rilassarci almeno un pò.
Oh, non potete restare così per sette anni eh, anche se sarebbe un tempo accettabile!

(pennarellino nero "gavel")

mercoledì 16 febbraio 2011

Essere Presente

Ho perso due settimane con l'arabo ma è l'italiano quello che mi manca. Se lo avessi saputo, non lo avrei fatto (congiuntivo trapassato e condizionale passato) o meglio, se lo sapevo non lo facevo (due imperfetti). Ma il mio non è un problema di coniugazione, è un fraintendimento dei modi. Non mi ero accorto che il mio presente è poi, nella realtà dei fatti, un gerundio, un gerundio camuffato da indicativo, un modo che non ha persone e che si identifica solo con la persona dell'altro verbo presente. Quindi ripetiamo insieme, a voce alta, l'ausiliare più importante.
Verbo essere, modo indicativo, tempo presente: IO SONO, TU SEI, EGLI E' (puppa), NOI SIAMO, VOI SIETE, ESSI SONO.










...essere presente...

C'è poi il verbo DIRE e c'è pure il verbo DARE che, non lo avevo mai notato, sono complementari l'uno dell'altro. Dire è Dare. E qui ci stava bene un altro puppa.

sabato 29 gennaio 2011

Lezioni Di Arabo

Si sa che ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose e ogni giorno dobbiamo fare i conti con l'inevitabile incomunicabilità tra le persone che ne deriva. E ci capita spesso di non ascoltare nemmeno quello che ci viene detto. E ci sembra spesso di parlare arabo. Io, per conto mio, mi sto tutelando e vado a lezione da loro:



Piangere in arabo no, non mi interessa!

(con le dovute scuse alla Campo e agli arabi tutti)

lunedì 24 gennaio 2011

Roverella mia (moleskine2)


Un paio di secoli ferma lì, roverella di Casicello, con i rami pesanti rivolti verso terra, oppressa dalla tristezza della Storia. Che palle roverella! Ti sono nel cuore.

lunedì 10 gennaio 2011

domenica 5 dicembre 2010

QueSTA essere TuO riTRatto! Да, действительно!!

Un vecchio video kino in CCCP, recentemente tradotto in italiano e restaurato, ci insegna come fare un ritratto con metodo matematico, con la coscienziosità degli ingegneri sovietici.




Fai un 6, poi un 4... e questo è il tuo ritratto. Das vidanie!

mercoledì 1 dicembre 2010

Massimo Rispetto

Scrivono di Lui: "..nello scarto visuale evidentemente rifluisce una conquistata nuova capacità di elaborazione, nel recinto pittorico, di un'immagine di più intrinseco potere evocativo in quanto ridotta a simulacro della realtà oggettiva.." "...autentico e raro pittore, attento alla qualità dell'opera, alla proprietà del linguaggio e dello stile e alla definizione poetica dell'immagine..." "...la vocazione alla pittura ha trovato alimento nell'intima necessità espressiva di un animo disposto a dichiarare la propria accidentata topografia: gli slanci e le flessioni o i ripiegamenti dell'io nella mutevole condizione psicologica della persona..." "...ha sempre preferito l'imperio della sincerità, fondata su una precisa consapevolezza dei valori pittorici cui affidare la propria complessa e volubile, nel senso di contrastata, personalità..."
Questa mattina, di buon'ora, Lui ha pensato bene di fiondarsi sulla mia macchina e, con oculata strategia compositiva, ridurla ad elementi essenziali, scomporla nelle sue parti e accartocciarla fino a definire una nuova forma di matrice metafisica. Nonostante tutto, nonostante le bestemmie e i vestiti imbevuti di pioggia, il carroattrezzi e tutte le menate consequenziali, nonostante tutto mi sento di scrivere di Lui: "massimo rispetto!".


Nell'immagine: "La mia macchina prima del tocco artistico (acquerello)

domenica 28 novembre 2010

Acquerelli Alcolici

CHIANTI DELLE COLLINE PISANE (sorelle Palazzi)


ENOTECA TERRE DI TOSCANA (Terricciola, Pisa)


ENOTECA TERRE DI TOSCANA, vino sfuso Terricciola


VINO ROSSO (?)
Acquerellare con il vino richiede molta disciplina e molta forza di volontà. Prima di tutto, prima di mettere mano ai pennelli, è buona norma riempirsi lo stomaco con qualcosa di sostanzioso. Una volta scelta la bottiglia e stappatala (mi raccomando che sia a temperatura ambiente) si tira sù con le narici all'attentissima scansione del ventaglio di profumi scaturiti in modo da poter abbinare il tipo di carta più corretto. Di solito per un buon rosso una corposa carta per acquerelli da 300 gsm può andar bene... Ciliegia, frutti di bosco maturi o non, sentori di violetta saranno la nostra tavolozza. Versiamo il primo bicchiere, un ballon piccolo, e lo buttiamo giù per capirne la struttura e per superare il blocco da foglio bianco. Si abbozza un leggero ed essenziale disegno con un lapis e si versa il secondo bicchiere perchè abbiamo dimenticato di osservare la limpidezza ed il colore, caratteristiche fondamentali per le velature. Iniziamo quindi a lavorare con il pennello andando a riempire tutte quelle campiture che prevedono gli scuri più forti ed aspettiamo che la carta assorba completamente il vino, giusto il tempo di farsi un altro bicchiere. iniziamo un secondo passaggio di colore andando a rafforzare, per addizione, l'intensità dei toni. Vi ricordo che per i dettagli questa tecnica permette di appuntare il pennello direttamente in bocca in modo che niente vada sprecato, appagando contemporaneamente le vostre fissazioni orali. Si procede così, addizionando colore su colore fino alla fine, aspettando sempre, con un ballon tra le dita, il completo assorbimento del vino. Il risultato di solito è soddisfacente e dipende, secondo i capoccioni della Commissiome Ministeriale, oltre che dal peso corporeo, anche dal sesso e dalla condizione dello stomaco (digiuno o pieno). Io credo che dipenda tanto anche dal fatto di quanto uno regge ma, se volete saperne di più, andate a leggervi le tabelle al primo bar che incontrate. A piedi.


ROSSO DELLA VAL DI CORNIA, Cafaggio, Toscana

sabato 20 novembre 2010

Viaggi Mentali

VACANZE LOW COST
Ho preso una curva troppo larga lungo la corteccia parietale anteriore e mi sono cappottato. Ma non mi sono fatto niente, ora mi riposo un po' e riparto a manetta sull'autostrade della scatolona cranica. Se ne fanno di chilometri al giorno, su e giù per lo spazio e il tempo, storie che si scontrano con la realtà, che la anticipano e spesso la cannano, viaggi che la realtà se la modellano a proprio piacimento, a volte in maniera così reale da sfociare in vere e proprie delusioni. Insomma, viva i trip mentali!
Mi ricordo dei primi progetti di vacanza con un mio amico. Giornate, mesi passati a ragionare su come sarebbe stata la nostra prima volta ad Amsterdam. Saremmo stati benissimo sulle nostre bici prese a noleggio... e che risate in quel coffe shop sul canale. Certo che è caotica questa città! Saper di essere sotto il livello del mare mette un po' d'ansia. Devo dirti che queste aringhe mi mancheranno. Immagino, a me invece mancherà il formaggio. Guarda, mi son comprato dei tulipani di legno. Belli! li voglio anch'io!. La birra non è male, ma sai cosa? preferisco la mia Moretti. Ieri sera abbiamo esagerato. E ora che si fa?
Dal condizionale presente al passato prossimo senza muover le chiappe dalle sedie del bar.

Mancava ancora un mese alla partenza e già non sapevamo più cosa fare li ad Amsterdam: avevamo già visto e fatto tutto quello che ci interessava. Ricordo che quell'estate attraversai la Francia fino all'oceano. Il mio amico non me lo ricordo, ma di sicuro non andò a deprimersi in una zona depressa.

(Acquerello grigio di payne)

domenica 14 novembre 2010

Work in progress


No, non è come dite. Tre post e poi via... abbandonato anche questo progetto. No, non sto facendomi le seghe, pazientate, sto producendo,... tra una sega e un'altra s'intende. Maledette seghe ladre di tempo. A presto.

ONAN IL BARBARO
                                               
                                                                          

mercoledì 3 novembre 2010

Proposta indecente


Posto di blocco della polizia, cuore in gola. Non che abbia qualcosa da nascondere ma l'effetto è sempre quello. E sempre lo stesso è l'effetto che io provoco agli agenti: "ma lei è sicuro di non avere niente di illegale? scenda che diamo un'occhiata...".



Carme

"Vede... queste bottiglie, questi fogli accartocciati, questi pacchetti di sigarette vuoti, in realtà sono sinonimo di un forte rispetto per l'ambiente... mica posso buttarli per strada dal finestrino per non sporcare l'auto!"
Mi guarda e si convince sempre di più che nasconda qualcosa.
"E questi disegni li ha fatti lei?"
"Si, sono dei ritratti fatti con il caffè, sono ritratti di alcuni miei amici..."
"Aah, è un artista...".
Non rispondo e gli lascio credere cosa vuole, consapevole che nella sua testa di militare la parola artista funziona da giustificazione a tutto il casino che ho in macchina (e che in effetti è parecchia roba) e all'aria assente tipica dell'alterato.
 Angelo

Si allontana per controllare i miei precedenti, poi torna da me. Consegna i documenti e guarda i disegni fatti col caffè.
"Bernacchi, ha mai pensato di fare il concorso per entrare in polizia? Potrebbe fare gli identikit!".
Ahahahuuuu! 

Ne penso tante di cose, poi ne faccio pochissime ma ne penso tante. Ma ad entrare in polizia no, non ci avevo proprio mai pensato.
Ma nemmeno se mi ci metto e mi sforzo!!


Nico
Edo



lunedì 1 novembre 2010

Il perché delle caccole.

CACCOLE OSTINATE




La serie di acquerelli "caccole" fa parte di quelle cose non perse o finite nel cestino della spazzatura.  Partito come un normale esercizio di stile mi accorsi da subito che andava a toccare qualcosa
CACCOLE: essere o non essere
all'interno di chi ne veniva in contatto. Un gesto, un rito per me consueto e quotidiano, in molti altri provocava reazioni d'imbarazzo e di disgusto. Talvolta manifeste, talvolta celate da nervosi sorrisi. Avevo raffigurato una cosa intima, che infilava uno spillo nella pudicizia di molti, quasi come se avessi raffigurato un buco del culo nell'attimo dell'evacuazione oppure un pisello o una vagina intenti ad alleggerire la vescica. Una masturbazione. Avevo insomma violato un momento intimo, avevo sbirciato dalla serratura. La caccola è l'insignificante, è surplus, è il labile e il fugace, piccolo specchio della profondità della crisi dell'uomo moderno spiazzato, oramai da oltre un secolo, delle sue solide certezze, ma aggrappato ad esse come ad un esile pelo del naso. Solo. Ad aspettare che qualcosa inevitabilmente lo strappi via...
Non prendetemi sul serio, mi raccomando!! No, lo dico perchè visto che siamo solo al secondo post, non vorrei che qualcuno ci credesse per davvero a quello che scrivo.


CACCOLE: contemplazione



 

domenica 31 ottobre 2010

Non! Non! Non!

Succede, prima o poi bisogna rompere qualcosa ..il ghiaccio, le palle, l'equilibrio, le teste...qualcosa. Da oggi, 31 ottobre 2010, io sottoscritto Massimo nonché Bernacchi, presento le dimissioni dal maivismo italiano, il più diffuso movimento d'avanguardia nel quale milito ormai da decenni con, e lo dico senza modestia, notevole successo.
Quella che fino a adesso era una pratica ad uso e consumo esclusivamente domestico, diventerà una pratica ad uso e consumo domestico, ma senza più l'esclusivamente prima del domestico. Sentendomi in perfetta linea con J. F. Pokovski e tutta la pittura e la letteratura pokovista ho deciso per l'apertura di un blog pokovisto, come se i blog mancassero o ce ne fosse bisogno. La vena artistica c'è, devo solo buttar via tutte le lamette che mi porto dietro.  

MANIFESTO DELLA PITTURA MAIVISTA

Noi Certificati Artisti Maivisti sopportiamo che:
Tutta l'arte rifà il verso a se stessa.
L'Arte vera è quella Maivista.
"(...) Il Maivismo è tensione verso il fugace, labile apparizione onirica, come gli affreschi romani scoperti durante gli scavi della metropolitana, e che al primo contatto con l'aria si sono Dissolti" (Nardella).
Avevate mai visto le pitture del maestro Vincenzo Sparagna?
Sicuramente no. E non certo per l'esiguità della produzione,
che è vastissima. Ma perché le opere non venivano viste!
"(...) Maivismo è l'underground che si cela alla vista, il promuoversi
per poi negarsi, tanto più che, oltreché promuoversi, non si è fatto
quasi niente" (Nardella).
L'Arte Maivista è tutta l'arte che non avete visto mai e che potete invece da oggi vedere sulle riviste qualificate Maiviste che per le loro (le riviste maiviste) caratteristiche peculiari resistono pochissimo all'occhio di chi le sfoglia, e che per raggiungere questo obiettivo si sacrificano di essere bruttissime.
Un'opera, non appena vista, diventa Giavista* - Perché resti almeno Pokovista** è fondamentale che:
Non tiri l'occhio - Non attragga e non repella - Non suggestioni,
evochi, scateni i ricordi - Non si capisca - Non denunci, provochi,
ammetta - Non abbia tempo né età - Non abbia un fine - Non abbia
una fine - Non! Non! Non!

Roma aprile 85 - Noi Certificati Artisti Maivisti
Vincenzo Sparagna e Andrea Pazienza

Note al Manifesto della Pittura Maivista.

* Gustav Giavosky (1903-1990) Fondatore della Pittura Giavista.
** Jack Francisco Pokovski (1961-1968) Iniziatore della pittura Pokovista.


(nella foto "caccole N°5". Acquerello e saliva)